venerdì 23 marzo 2012

Julian Cope - Psychedelic Revolution (Recensione)

Julian Cope - Psychedelic Revolution “Signori e Signore”, piante e animali, cielo e terra, il Druido è tornato per guidarci ancora una volta. Una rivoluzione psichedelica universale, Julian David Cope un nome che verrà ricordato non solo per il suo estro musicale, ma sopratutto per la sua psiche genialmente incomprensibile per semplici esseri umani dal colletto bianco. Torna a piedi nudi con “Psychedelic Revolution” doppio album, undici brani e tanta voglia di ballare. Album politico-culturale, scomodo su ogni ambito (sessismo, razzismo, specismo) la prima parte dedicata ad Ernesto "Che" Guevara, la seconda a Leila Khaled. Una simbiosi perfetta fra musica, cultura e politica in chiave psychedelic/folk. Abituati alla versatilità dell'artista “Raving on the Moor” stupisce ugualmente, altro che delirio, l'album emana da subito un'epocale potenza. S'imprimono nella testa già dal primo ascolto “Vive le Suicide” capolavoro, “Cromwell in Ireland” una birra con gli amici mentre il bar viene bombardato (come da consuetudine, Cope si avvale di una singola registrazione in ambito canoro). Lo stile è sempre lo stesso anche il Mellotron 400 sarà quasi sempre protagonista, “Revolutionary Man” allegria ed energia pura, prima di “As the Beer Flows Over Me” un brindisi funebre, un bombardare incessante che dona il riverbero perfetto, vetri frantumanti, macerie e tanti doppi sensi. Quale sepoltura migliore per Guevera se non con “Hooded & Benign” nove minuti nostalgici instile 70's.

Ospite, Lucy Brownhills apre magicamente la seconda parte dedicata alla palestinese Leila Khaled. Qui lo stile cambia, saliamo un po' con gli anni “X-Mass in the Woman's Shelter” ma non troppo. Come preannunciato l'album è un vero e proprio libro di storia universale, ne è testimone “Roswell” quasi otto minuti per raccontare questa storia attorno al fuoco, un Mellotron 400 a fondere gli acuti e dar vita ad un sound davvero non identificato. Si cambia tutto “Because He Was Wooden” folclore pagano ad alto potenziale, un disastro ambientale ed emozionale per le nostre orecchie. Ancora sotto shock giungiamo alla fine “The Death of Rock 'n' Roll” arpeggi, tamburi ed eco, son morti gli ideali, son morti gli eroi ed ora muore anche il Rock 'n' Roll.
Una grande nostalgia inculcata da questi undici brani vecchio stampo, ma vecchio non è Julian Cope ancora pieno di idee e di rabbia, in allegato all'album c'è un booklet di sedici pagine, poesie ed urla silenziose prima dell'arrivo di un secondo doppio in uscita entro la fine dell'anno intitolato “Revolutionary Suicide”.
Voto: ◆◆◆
Label: Head Heritage

1 commenti:

Electric Red ha detto...

Ma come diavolo è scritta sta "recensione"?

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