venerdì 23 settembre 2011

Bjork – Biophilia (Recensione)

Björk – Biophilia bjork cover 2011 reviewBjörk Guðmundsdóttir è stata sempre antesignana di tendendeze musicali, basti ripercorrere brevemente la sua lunga carriera e ci si renderà subito conto che all'interno di molti generi musicali "colti" ha saputo mischiare tecnologia e innumerevoli sonorità tradizionali ed antichi, creando avanguardie che pochi artisti sono stati capaci d'innescare nell'arte, in un grande connubio tra le tante espressioni artistiche.

Questo nuovo lavoro arriva in un momento sicuramente non facile, per via della rivoluzione che è avvenuta in questi ultimi anni nella sua madre patria, a seguito di una grave crisi finanziaria. Una grandiosa rivoluzione (senza spargimenti di sangue), forse una delle più importanti avvenute in Europa dal dopoguerra, in cui la sua Islanda è riuscita a far dimettere il governo in carica, riuscendo soprattutto a far nazionalizzare le banche, cancellando il loro debito pubblico contratto da Gran Bretagna e l'Olanda, rimettendo quindi in sesto la loro economia (dovremmo riflettere sul perché queste notizie non ci sono pervenute!). Ovviamente tutto questo pare di non aver indebolito la creatività dell'artista, anzi ha fatto sì che "Biophilia" fosse ancora una volta l'anticipatore di una nuova moda. Composto in parte su iPad, cosa che era già stata sperimentata dai Gorillaz con il loro ultimo album "The Fall", questo nuovo lavoro è il secondo esempio di App-album. Ufficializzato inizialemente all'inzio dell'estate 2011, con una serie di singoli, rilasciati in download digitale su iTunes attraverso il suo sito: http://bjork.com/, sfruttando le applicazioni della Apple per iPad e iPhone.

L'evoluzione artistica di Björk, prima di questo app-album viene chiaramente esaltata dalla raccolta "Voltaïc" (2009), un sunto di tutta la sua carriera rielaborata nei live - fondendo traversalmente i suoi ultimi stili (a partire dal controverso "Medúlla" in poi) - che l'ha resa unica nei suo generi variopinti.

Ma Björrk dove vuole arrivare? Quest'ultimo lavoro esce dopo quatto anni da "Volta" e si pone l'obbiettivo di entrare nella lista dei concept-album che hanno fatto la storia della musica. Come spesso accade a questi album, data la sua complessità, e come capita a tutte le opere d'avanguardia, gli effetti di questo lavoro si vedranno probabilemente tra un paio di anni, visto che negli ultimi tre dischi Björk ha intrapreso una via ancor meno commerciale, cercando di basare la sua ricerca antropologica principalmente su richiami folkloristici, perché essendo lei innamorata follemente della natura non poteva limitarsi alla sola elettronica, quindi la scelta di un titolo che al suo interno contenesse la parola "bio", fuziona nell'ottica d'insieme arte-ecologia-tecnologia. Questo profondo affetto verso l'ecologia viene articolato facendo un parallelo con i meccanismi del nostro sistema solare, sicuramente un modo alternativo, per spiegare la scienza astrologica e i suoi funzionamenti più complessi. Ogni brano ha un sottotilo, il primo "Moon" (Lunar cycles - sequences), un intro che spalanca le porte dell'universo di un album delizioso. Il secondo brano, "Thunderbolt" (Lightning, arpeggios) creata con uno strumento apposito "Tesla Coil", dal nome del famoso fisico Nikola Tesla, inventore della "Wardenclyffe Tower" in cui avrebbe sperimentato la trasmissione senza fili di potenza, che Björk ha riproposto in uno speciale prototipo per la creazione del brano. Segue il primo singolo estratto dall'album "Cristalline" (Structure), che sarà remixato dall'artista siriano Omar Souleyman, di cui è stato anche realiazzato un videoclip dal geniale Michel Gondry. Da ""Cosmogony" (Music of the Spheres, equilibrium) l'album inizia a prendere la forma di una suite, in cui subentrano orchestrazioni che danno al brano il dovuto compito di esplicare i modi della nascita di quest'universo, anzi ci fornisce la bussola per poter continuare il proprio cammino nello spazio, incontrando "Dark Matter" (Scales), la materia grigia che l'artista islandese identifica nelle scale musicali, dato che un'altra chiave di lettura di questo album sono i riferimenti a risorse musicali che Björk ha voluto aggiungere ad ogni singolo brano, soprattutto per implementare l'interazione con l'interfaccia multimediale dell'appilcazione per gli iPad. Arrivati fin quì, per non destare troppa curiosità mi limito a saltare subito all'ultimo brano ""Solstice" (Gravity, counterpoint), dove addirittura si concede il lusso di un tributo al "Pendolo di Foucault" associandolo in musica al Contrappunto. Insomma, un album veramente complesso e ricco di tantissimi spunti di riflessioni in tanti ambiti, che farà molto parlare di sè.

Ascoltando quest'album invece nella "versione classica" si rimane un po' spiazzati.
Björk ha nuove emozioni da offrirci, bisogna soltando concedersi a vari ascolti prima di poter cogliere i vari aspetti interessanti che ci offre, ad esempio l'interazione tra il suo modo di concepire l'arte in simbiosi con la natura, oppure comprendere la sua semplice ma efficace poliedricità in fase compositiva, ma se si cerca di entrare nella mentalità uomo-natura-arte, l'album ci aprirà le porte verso un simil giardino dell'eden, che si materializzerà per tutto l'ascolto di quest'immensa Biophilia.


Voto: ◆◆◆◆◆
Label: One Little Indian

3 comments:

Alessandro "Mister" Violante ha detto...

Un disco che fa un uso veramente intelligente dell'elettronica, puntando su dei beat essenziali e duri, cosa che dovrebbe far pensare...

DiVx ha detto...

Scienza astroNOMICA non astroLOGICA. Per piacere eh.

Giovanni Amoroso ha detto...

Ti ringrazio per avermelo fatto notare. Però "per piacere eh" non esiste in nessun pianeta che il sistema solare che la nostra scienza astrologica conosca OK? ahahahahah

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