martedì 13 settembre 2011

Ganglians – Still living (Recensione)

Ganglians – Still livingTogliamoci subito un sassolino dalla scarpa; con il precedente “Monster Head Room” gli americani Ganglians ci avevano mostrato i denti, ora con il nuovo di zecca “Still Living” – forse anche per il gioco forza di un giro d’ascolti un po’ distratti – sembra di sentire i morsi quasi indolori di una dentiera di resina. La band di Sacramento, prodotta dal mago Robby Moncrieff, arretra leggermente, dopo una pausa sulle scene di due anni, magari troppo presa nei tecnicismi a discapito della valorizzazione dei singoli musicisti, e ciò toglie sia all’umano sentire che all’evoluzione di suoni e concetti quell’alchemica novità cui ci avevano abituato.

Ryn Grubbs, voce del gruppo smentisce la non classificazione del disco nei range delle “buone nuove”, ma poi riconosce che non sempre si è all’altezza di una proposta che possa surclassare quella precedente, e con quest’onesta affermazione si salva in “zona cesarini” e quel dito di delusione da parte di chi gli aveva affibbiato fiducia in partenza torna a calmarsi nelle astanterie della pazienza.

Capiamoci, non che sia un disco da gettare alle ortiche, giammai, piuttosto uno stallo creativo come ammesso dalla band e grassettato dalla critica, ma con questo non privo di forza d’animo e una certa virtù di piacere nonostante tutto; rimane sempre quella mistura eccellente di wave, surfing, la Liverpool post-punk degli Echo and the Bunnymen e The Teardrop Explodes, i folklerismi grezzi alla Dodos, le onde spumanti di Brian Wilson, Cure e XCT quanto basta, a tirare su le sorti comunque vadano le critiche o le negazioni d’interesse per questo nuovo capitolo sonoro targato Ganglians.

I tappeti di chitarre ombrati di new vave “Drop the act”,That’s what I want”, i Dirt Projector che si specchiano nel mex-tarantiniano di “Jungle” e vanno a galleggiare in “Bradley” o nella androginia sincopata di “Things to know” si reggono all’ascolto, ma è l’impressione generale a non fare arrivare quel briciolo di brivido in più al di qua dei coni stereo; facciamo finta che questo lavoro sia “una prova di riscaldamento” in attesa del “vero” disco che arriverà, se arriverà; nel frattempo torniamo ad apprezzare le parole di Grubbs, a quell’accento di saggezza tra un loud e un larsen.

Voto: ◆◆◆
Label: Souterrain Transmission 2011


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