lunedì 7 febbraio 2011

Luci della Centrale Elettrica - Per Ora Noi la Chiameremo Felicità (Recensione)

Per ora, noi la chiameremo "felicità", (perché le parole che voi adoperate non sono più "parole", ma una specie di condotto attraverso il quale gli analfabeti hanno la coscienza a posto). Si presenta così Vasco Brondi con il suo secondo album, citazione tratta dalla "Solitudine" di Léo Albert Charles Antoine Ferré, titolo che ci inganna e ci incuriosisce. Ci inganna perchè di felicità nei testi e nelle musiche di Brondi c'è ben poco, ci basta ascoltare il primo brano "Cara Catastrofe"con atmosfere fatte di nuvole grigie in perfetto stile Brondi, singolo che ci da una visione ampia sulle tematiche dell'album (terremoti, lettere d'amore, tempeste, pattuglie, guerre; e molto altro spesso adoperando protagoniste e visioni femminili), il videoclip ha una buona fotografia ma niente di più. Un album tempestato di critiche affrettate e accanimenti contro Brondi eccessivi, per quelle orecchie che si aspettavano qualcosa di completamente diverso, orecchie sporche come le strade, le ferrovie e le corde della chitarra di Giorgio Canali che ad un ascolto migliore ci fa notare tante piccole particolari innovazioni d'autore e una maturazione considerevole del secondo progetto "le luci della centrale elettrica", progetto si! Molti dimenticano che questo è un progetto forse al suo ultimo atto. Ci colpisce come la poetica e la rabbia di Brondi sia sostenuta dai più grandi artisti italiani in circolazione, per citarne qualcuno: Giorgio Canali, Stefano Pilia, Emidio Clementi Rodrigo D'Erasmo, Enrico Gabrielli, Dente, Moltheni, Tre Allegri Ragazzi Morti, Manuel Agnelli ecc. Musiche nate da singoli accordi ma indispensabili per creare atmosfere che abbracciano i testi del Brondi come in un film di Pasolini. Dopo le guance arrugginite di "Cara Catastrofe" troviamo “Quando Tornerai dall'Estero” brano vincitore del premio di Rockit come miglior canzone del 2010. La semplicità che ci ha colpito in canzoni da spiaggia deturpata, qui ci atterra e ci continua a stupire, come in “Anidride Carbonica” sesto titolo dell'album, un brano interamente in mi- ma sostenuto da atmosfere orchestrali che progressivamente aumentano di velocità e toni, fino allo schianto delle frecce tricolori, sopra di noi e per noi. L'album si chiude con “Ragazze Kamikaze” una canzone che ci parla di orchestre di clacson, alberghi che ci coprono i tramonti, di blackout a causa dei troppi condizionatori accesi; un brano che ci narra la propria tristezza su di un mondo d'asfalto, di città come sappiamo senza verde ma adesso ci oscurano anche il cielo oltre che i mezzi d'informazione, però Vasco ci lascia con quel brivido di speranza anche a cielo nero. “La disperazione è una forma superiore di critica per ora noi la chiameremo felicità” (Lèo Ferrè) ultima citazione che Brondi ci lascia sul retro del libretto all'interno del cd; un album da ascoltare attentamente, un album per riflettere ma anche per rilassarsi e godersi un giro nei paesaggi grigio-neri perimetrati da centrali elettriche.

Label : La Tempesta Dischi

Voto: ◆ ◆ ◆ ◆


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