lunedì 14 marzo 2011

The Strokes - Angles (Recensione)

Cinque lunghissimi anni d'attesa nel quale siamo stati cullati, scossi ed a volte infastiditi da i vari progetti solisti intrapresi da i newyorchesi Strokes! Dopo vari video pubblicati in rete dalla band in cui ci viene mostrato il fantastico studio di Albert Hammond Jr messo a disposizione per l'intera registrazione del disco, i video ci mostrano un po' l'ambiente che si respirava in studio, come in un parco giochi dove il quintetto stravagante può districarsi in ogni possibile forma e colore. Basta preamboli e veniamo a “Angles” titolo originale, come la band spiega in un'intervista dicendo che per la prima volta si sono serviti solo esclusivamente del proprio talento e delle diverse visioni di ogni singolo componente (di ogni angolazione) togliendo l'unica traccia superstite dalle registrazioni andate poi in fumo con il produttore Joe Chiccarelli “ Life Is Simple In The Moonlight”, traccia oltretutto lasciata alla conclusione dell'album che si avvale di 10 formidabili performance. Entriamo all'interno di queste 5 angolazioni e lasciamoci immediatamente catturare da “Machu Picchu” prima traccia ad immobilizzarci e renderci nostalgici fino alle presentazioni delle armi imbracciate da Hammond e Valensi che ci mettono poco a far capire che non c'è ruggine nelle loro dita né nel loro stile. “Machu Picchu” titolo molto insolito, “rubato” dal sito archeologico inca del Perù. Dopo averci immobilizzati ci arriva dritto in faccia il singolo e primo video estratto “Under Cover Of Darkness” puro e semplice Strokes non c'è altra definizione per questa magnifica traccia. Un piccolo salto indietro agli anni 80' per “Two Kinds of Happiness” ma non preoccupatevi sono solo cinquanta secondi prima che Fabrizio Moretti perda le staffe e dia prova della sua indiscussa tecnica e inventività che hanno caratterizzato gli Strokes fin dagli inizi. Per qualcosa di diverso e nuovo, ma non sempre meglio, dobbiamo arrivare alla numero quattro “You're So Right” una traccia senza dubbio originale, in grado di spiazzarci e di farci storcere per un instante la testa in senso di incognita, ma questo accade sol nei primi ascolti, dopodichè si può apprezzare davvero il talento dei cinque angoli. Alzate le mani e gli accendini “Call Me Back” settima traccia vergine di batteria per lasciar spazio ad un Casablancas leggero e rilassato, grazie anche al sostegno di un'atmosfera suggestiva e nel finale molto interessante. Nono titolo “Metabolism”, qui Nikolai Fraiture offre una fantastica passerella per un brano ricco di suoni e tempi miscelati alla perfezione, fino a che nei secondi finali Casablancas spezza gli equilibri alzando toni e tempi per un finale da infarto.

Dieci traccie che potrebbero benissimo essere dieci singoli, lo stile Strokes non finirà mai di stupirmi, uno stile in grado di coinvolgermi come poche band. Sanno farci saltare, pensare, ballare e arrabbiare come pochi, quattro album di cui tre da incorniciare, adesso vedremo se “Angles” sarà lì su in cima con i suoi predecessori, io ho già battuto il chiodo. Cinque lunghissimi anni d'attesa? Ne è valsa la pena.

Label: RCA Record
Voto: ◆◆◆


16 comments:

Anonimo ha detto...

è senza dubbio il peggiore album degli Strokes. Dieci tracce e non una all'altezza (a parte under cover of darkness, che in ogni caso presenta un ritornello piuttosto banalotto).

Anonimo ha detto...

banalotto è anche il commento!!!!!

CAMI ha detto...

UNA DELUSIONE. LA PIù GRANDE CHE RICORDI AD OGGI IN TERMINI DI ATTESA- E RICOMPENSA CHE- IN QUESTO CASO è STATA PROPRIO UN CALCIO IN FACCIA. CONTINUO AD AVER FIDUCIA NELLE LORO ABILITà E SPERO NEL PROSSIMO. AH. COME BRUCIA.

Anonimo ha detto...

Più lo ascolti e più è bello, ma quale delusione, imparate ad ascoltare prima di giudicare! Che bello saremo in pochi ad andare al nuovo tour!

Anonimo ha detto...

fa cacare. sta facendo schifo al mondo. anche a loro stessi leggendo quello che dichiarano. salvo solo machu picchu.
i membri degli strokes ormai son più interessati al altri progetti

Anonimo ha detto...

Ovviamente per quanto riguarda questo quarto album della nostra band preferita ci sono giudici positivi e , a quanto pare, parecchi negativi. Io ho comprato il Cd ieri( 21 euro P**** D** però per gli Strokes questo ed altro xD.... dicevo..dopo aver preso il cd ed averlo acoltato un paio di volte beh... la mia voglia di continuare a riascoltarlo è salita sempre più! Perchè un album che mi si apre con una canzone come Machu Picchu non può far altro che promettere bene! Poi Under Cover Of Darkness che ormai tutti conosciamo non è di certo un brutto lavoro, anzi... Poi arriva Two Kinds Of Happines che a me ricorda molto tracce come Tourist in Phrazes For The Young di J.C.( bellissimo lavoro da parte di Julian proprio perchè ha voluto sperimentare qualcosa di nuovo)... ed è appunto la novità e l'originalità che deve piacere in questo "Angles". Come per esempio You're So Right, molto particolare, quasi inquietante, che a parer mio è la "meno bella" dell'album, nel senso che l'avrò ascoltata solo 6-7 volte invece che 10 xD. E' ovvio che se si rimane legati a canzoni come Reptilia, New York City Cops o Juicebox alcune tracce di queste nuove "angolazioni" potranno non piacere. Ma a parer mio bisogna apprezzare il talento , il cambiamento e i nuovi spunti e le nuove sfumature che il quintetto ci propone in questo lavoro che di certo non deve essere sottovalutato. Inoltre si vocifera già per quanto riguarda un quinto album... forse prima della fine dell'anno..beh...che dire...si può solo sperare!

Anonimo ha detto...

indubbiamente il peggior album della band newyorchese...senza carica, energia, piatto, con ritornelli da jingle pubblicitari, chitarre che mai si lasciano andare imbrigliate in rifiniture fatte di singole note e batteria piatta e monotona....voto 5

Frastuono Selvaggio ha detto...

Non riesco a credere che sia possibile parlare bene di questo disco in piena onestà intellettuale... è veramente una vagonata di merda compressa in un disco..

Marcello ha detto...

è un disco splendido invece, di gran lunga migliore rispetto al precedente "first impression of earth" (che era per metà un capolavoro e per metà anonimo). Le sonorità di certo son diverse da quelle di "Is this it", ma l'evoluzione (che talvolta per i fan equivale ad una bestemmia) è stata da parte mia assai gradita. Brani come "Games", "Machu Picchu", "Under cover of darkenss" e "Taken a Fool" sono dei veri e propri capolavori a livello compositivo, pur nel loro suonare alle nostre orecchie così "diversi" rispetto ai brani Strokes del passato. "You're so right", inizialmente può sembrare di difficile ascolto, ma a mio parere si rivela il brano più importante del disco: ricorda a tratti un brano dei Crystal Castles, però in chiave rock. Se 10 anni fa con "Is this it" gli Strokes misero un "paletto", un punto di partenza e di ispirazione per tutto quello che fu la musica rock dello scorso decennio, credo che alcuni pezzi di "Angles" avranno la stessa funzione nei neonati anni '10. Se proprio devo trovare una pecca del disco (che poi pecca non può neanche essere definita) è la terza sessione (quella dopo strofa e ritornello) del brano di chiusura "Life is simple in the moonlight": sembra un pò una cosa in stile Queen (tra l'altro i rimandi alla storica band inglese sono continui in "Angles", provare ad ascoltare "Gratisfaction" per credere!) ma non gli è riuscita troppo bene secondo me! Comunque rimane un buon brano inserito in un ottimo disco!

Anonimo ha detto...

avendo letto la critica ultrapositiva mi sono lasciato abbindolare ma tutto questo capolavoro non lo vedo proprio

Anonimo ha detto...

io l'ho ascoltato solo due volte ma la mia "first impression" è totalmente negativa!!! Album privo di idee, piatto e banale... non capisco proprio come si possa scrivere una recensione così positiva, a me sembra abbiano veramente raschiato il fondo del barile

Anonimo ha detto...

andrò al concerto a lisbona. Spero che facciano poca roba di questo ultimo album...

Anonimo ha detto...

concordo machu pichu unica canzone decente in un album deludente ( boh sarà che 5 anni possono solo aumentare le aspettative)...... recensione molto nostalgica e poco onesta rispetto al vero valore dell'album ......

Anonimo ha detto...

Più lo ascolto e più mi piace....

Anonimo ha detto...

niente male angles anche se il migliore è sempre is this it, penso che li andrò a vedere il 12 luglio a rho. però è sempre merdina secca in confronto alla roba che ascoltavo nei primi anni 80... minchia che roba che usciva in quegli anni! gli strokes non se li sarebbe cagati nessuno!

Anonimo ha detto...

chi dice che angles è un brutto album non capisce niente purtroppo... drammatica la cosa.
L' album è fantastico proprio come tutti gli altri, anzi sotto certi aspetti persino migliore!!

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