sabato 21 maggio 2011

Lo Stato Sociale - Amore ai tempi dell'ikea (Recensione)


A chi non è mai capitato di avere in testa un motivetto o il refrain di una canzone per tutto il giorno?
Canticchiare senza rendersene nemmeno conto mentre nella mente il rapporto tra musica e realtà diventa sempre più distante fino a far sì che quest'ultima venga meno, lasciando il posto alla fantasia. Sì, un posto favoloso, immaginario in cui ciascun individuo può perdersi affogando in sensazioni, suggestioni e tutto ciò che di più bello c'è.
A me succede di continuo. E il ritornello che da giorni non riesco più a smettere di cantare è ' Io sono l'apatico, giro in tondo ma sono statico, la lucina dentro gli occhi è il riflesso di una scintilla che non scocca'' o ancora ''Sono pop, sono cool, sono come tu mi vuoi, sono un po' stanco di aspettarti e così, per un po' vado via ma ti lascio qui, il pilota automatico, amorematico, aromatico al caffè''.
Parliamo dello Stato Sociale e della dipendenza che crea una volta premuto il tasto play.
Il trio bolognese torna più carico che mai, con un secondo Ep ''Amore ai tempi dell'ikea'', che vanta la collaborazione di due nuovi artisti, la polistrumentista Laura Agnusdei e il violoncellista Luca Leonelli.
Ad aprire le danze la title track ''Amore ai tempi dell'ikea''. Un titolo esplicativo che racchiude il tema centrale della canzone. Ascoltandola, sorge spontaneo affermare che ''c'era una volta l'Amore ma poi hanno dovuto ammazzarlo''. Esatto, perché quella attuale è una società fin troppo disinteressata. Si ironizza sui rapporti amorosi, sulla loro non autenticità e sul fatto che l'amore, ormai a stento definibile "con la A maiuscola, diventi sempre più materiale e poco genuino.
Una ballad elettronica la cui carica ritmica ti entra nel sangue e da lì il passo al balletto è inevitabile.
Un modo diverso di esprimere i propri sentimenti si delinea nella successiva '' La stasi aveva un cuore''. Cosa succede se l'austerità e la professionalità di un agente Stasi vengono meno a causa di una donna? Lo spionaggio diventa l'unico modo per starle vicino. Lui ''si nasconde dietro gli angoli nei pensieri'' mentre lei inconsciamente continua verso la sua destinazione. Sono vicini, fisicamente e mentalmente, ma lei non lo sa. L'amore tende a configurarsi così come un'idea, un'idea skatronica.
Musica che ci ricorda le sonorità dei videogiochi anni 80. L'ep è una miscela di melodie pop ed elettronica soffice, animata da flusso continuo di eventi sonori, tra sferragliate di chitarra, melodie sintetiche e clangori punk.
La componente rap anima la successiva '' Brutale'' , un inno all'indipendenza e alla libertà di pensiero e azione. '' Fare del mio meglio non significa fare quello che volete voi, in tal caso farei del vostro meglio''. I testi sono diretti e raggiungono, senza troppi simbolismi e giri di parole, tutti gli ascoltatori. Un modo del tutto personale di fare sarcasmo divertendosi e facendo divertire.
In chiusura troviamo ''L'escapista'', secondo brano nella trilogia socialista insieme a ''L'apatico'' e ''Elastico'. ''L'escapista'' è una canzone che esprime la voglia di fuggire dal conformismo e dalla realtà per rifugiarsi altrove. Immaginare un mondo senza più lei, il sogno di quello che sarà, l'impressione del futuro imminente, creandosi ''una montatura per soccombere gli spasmi''. Una società che non ha più nulla da offrire e dalla quale vale la pena allontanare se stessi e gli altri.
Ma poter vivere distante da tutti è solo un'illusione e non una soluzione definitiva.
Ad accrescere il fascino e le seduzioni di questa musica contribuisce, oltre la cantabilità melodica, il tripudio innarrestabile di ritmiche coinvolgenti in cui affondano groove punk e intermezzi di synth-pop. Passerete quindici minuti di assoluta spensieratezza e giocosità tra testi e giochi sonori che non si fanno dimenticare facilmente. Una volta nel labirinto musicale dello Stato Sociale sarà veramente difficile venirne fuori. Io ho preferito restare e voi?

Label: Garrincha dischi
Voto:
◆◆◆◆◇

1 comments:

rob ha detto...

praticamente è stato detto tutto quello che di buono si poteva dire sui "regaz" bolognesi.......ebbbrava Mara.....

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