sabato 7 maggio 2011

Anna Calvi - s/t (Recensione)

Meno di trent’anni (classe '82), bel talento e grande classe, mi ritrovo ad ascoltare l'omonimo album di debutto di Miss Anna Calvi: cantautrice inglese dalla biografia scarna, testimoniata da una pagina wikipedia più che striminzita; in giro tutti citano il padre italiano che l’avrebbe avvicinata alla musica, che fa tanto stereotipo per imboccare gli ascoltatori – e lettori di riviste specializzate – inglesi, oltre ad essere un cognome che stuzzica la mia fantasia malata visto quell'altro Calvi morto proprio a Londra e proprio nel 1982.
Il disco, uscito il 17 gennaio di quest'anno, procede in bilico sul filo sottilissimo della perfezione: una voce potente e delicata, malinconica ma a tratti percorsa da una vena che grida sesso con tutta la sua ampiezza; una chitarra suonata con grande senso di sè e nessun virtuosismo inutile, solo note ispirate e intense.
Quello che si nota poi è l'importanza dello spazio vuoto/lento/rallentato qualcosa di sicuramente artefatto, ma nel senso di molto cercato e solo forse di finalmente trovato.
Le riserve che ci colpiscono tutti quando ascoltiamo un esordio tanto potente; e allora ci mettiamo a cercare tutti i nei, le pecche, i paragoni e i rimandi più o meno scomodi; in questo caso poi ci sarebbe da andarne a nozze partendo da Jeff Buckley per arrivare a Edith Piath (per questo vedere il video di Jezabel qui sotto, canzone portata al successo dalla mai troppo compianta môme), da Maria Callas a Nick Cave. Fonte di tanti lambiccamenti? Il suo sito che parla dei suoni di Nina Simone, Debussy e Jimi Hendrix: sarà forse che ai comunicati stampa scappa sempre un po’ la mano. Ma le canzoni, ascolto dopo ascolto, conquistano, grazie anche ad una decisa coesione intrinseca del suono. L'introduzione è affidata a “Rider to the Sea”, che ci conduce spediti nel mood del disco, poi il vitale refrain di “Desire”, o la perfetta costruzione di “Blackout”.
Decisamente un gioiellino in circa 40'.

Label: Domino
Voto: ◆◆◆◆◇

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