giovedì 16 giugno 2011

Be Forest - Cold (Recensione)

Be Forest - ColdI pesaresi Be Forest fanno parte di quella che è oggi la cosiddetta "scena di Pesaro", nella quale si agitano una moltitudine di gruppi pronti a dimostrare quanto la musica italiana sia viva e pronta a lottare apertamente contro il provincialismo. Dopo il recente demo che lasciava già trapelare le sonorità di una band con i piedi ben impiantati nella wave eighties (sin dal nome, citazione, a detta loro, di "un'inarrivabile A Forest dei Cure") con questo "Cold"si delineano pienamente e senza alcuna remora, le caratteristiche di un'opera prima, decisamente notevole e dalle atmosfere suggestive. Cold è un viaggio in una foresta oscura, che la dritta via era smarrita. Messo il disco nel lettore, cala la nebbia e fino alla fine rimane lì ad aleggiare e soffocare gli umori e le visioni di un viaggiatore perso nei percorsi della propria mente. Uscito quando il "freddo" ha ormai abbandonato il nostro paese, Cold è un album da ascoltare nelle nostre serate estive, sotto un cielo stellato e una rinfrescante brezza marina ad accarezzare le nostre guance. Riverberi e singhiozzi ritmici cullati dalla voce ipnotica ed eterea, sempre trascinante, della cantante Costanza a permeare il lavoro di un'energia glaciale, impalpabile, i cui colori tendono sempre ad una sorta di dicotomia bianco/nero. Nove brani tra schitarrate di scuola Interpol ("Your Specters"), riverberi alla Piano Magic ("Wild Brain"), giri di basso alla Cure ("Florence"), un cantato in bilico tra la foga punk di Siouxsie e l'ethereal pop dei Cocteau Twins in cui i rimandi (la intro "NTR") a band come XX non fanno altro che rendere tangibile quanto gruppi come il "fenomenale" trio britannico non abbiano fatto altro che rispolverare in forma minimalista musica del passato, condendola di un'orecchiabilità pop da gettare in bocca alle masse.



Non a caso si tira in ballo gli XX, infatti oltre ad essere entrambe due band composte da tre elementi e ispirate allo stesso filone passato ma ancora più vivido e influente che mai, certe scelte dei Be Forest ("Thrill") potrebbero sembrare molto vicine a quelle degli XX se solo non fosse che i pesaresi spingono molto di più e appaiono privi di toni narcolettici, apparendo, se proprio si vuole, tutto al più, come una versione nostrana degli XX dopo un paio di red bull ben carburate. I Be Forest, in ogni caso, nonostante i vari rimandi e citazioni, hanno inconfondibilmente una loro personalità caratteristica e nebbiosa, che lascia a fine ascolto scossi da un brivido invernale e contemporaneamente intrattenuti in modo fruibile da un pop umido e che più oscuro non si può.

I Be Forest potrebbero essere una delle band italiane più facilmente esportabili all'estero (complice la lingua inglese) e che rendono al nostro panorama musicale sempre più saturo di scelte, un esordio di indubbio spessore che difficilmente lascerà indifferenti affascinando dal primo all'ultimo minuto.

Label: We Were Never Being Boring Collective

Voto:



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