lunedì 26 settembre 2011

Pig Sitter – Anamnesi (Recensione)

Pig Sitter – Anamnesi “Se i Marziani ci fossero veramente…”. Bè quasi quasi la prova calcante e tangibile l’ho sotto mano & orecchio e viene dalla bella Taranto per mano di Giuseppe e Claudia, bassista e cantante Lui e chitarrista Lei, un bel duo “alluccinatamente naif” che prende il nome di Pig Sitter e che con “Anamnesi” vengo a scompigliare quel poco che c’era rimasto da scompigliare con il loro rock-toy ibridato di psichedelia casalinga e non, calori sixsteen e pazzia indie quanto basta, un dieci graffi che tra sbilenchi White Stripes accennati e un magnetismo hand-made d’idee che, se all’inizio non ci si fa quasi caso, poi, come con le migliori “essenze rizlesche” ti da lo sturbo necessario per andare avanti per un’ora di “sollucchero sonico”.

Lo sci-fi di “L’estenuante lotta dei peluches contro la polvere” caotico, casinaro e grezzo, col suo Icaro Re degli Acari che spadroneggia nel testo, rende subito questo lavoro tenero e dal quale pare non ci si possa staccare, una forma musicale che fa la differenza non con la patina dei cd dell’ufficialità, ma con l’entusiasmo ultra-casalingo che comunica, con le stonatezze di voce, i ritmi scaleni, e le personalità felicemente deliranti che raccontano di personaggi stravaganti e di sfighe urbane.

Musica indie da cartoons, note e risate che si fanno ascoltando queste dieci piccole “sbornie” con ruttino annesso e che portano questo primitivo approccio alla goduria chiamato Anamnesi a rovinare l’esistenza al tasto repeat; con Simone Martorana (Hobo e Folkabbestia) nelle collaborazioni, i Pig Sitter sono sordi ai richiami della falsa attualità, hanno voglia di trasgressione e di non convenzionalità, basta un organetto toy e una chitarra calda per sfornare il mantra circolare di “Semplice”, basta un nulla per riesumare il giro rock-blues di Jack White per colorare di nero “P-jama” o l’onda surf-easy di “Sliptonite” per ritrovarsi sulle spalle distoniche d’energumeni Wilsoniani sulle beach virtuali di una California dietro l’angolo di casa.

Voglia di stupire e puro divertimento senza tante cerimonie, mai paraculo ma spiccio e molto piacevolmente “out”, specie nei 49 secondi di banjo sopra una canzoncina ina ina “Clacson-G” che sembra appena uscita, fresca fresca da una prova dello Zecchino D’Oro effettuata al Repartino della neuro locale.

Da Taranto una prova discografica di un duo che, senza tante pretese, lascia comunque un segno del suo passaggio, eccome se lo lascia, serve solo un po’ di pazienza, poi al decimo ascolto sarà amore. Garantito.

Voto: ◆◆◆◆◇
Autoproduzione 2011


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