venerdì 19 ottobre 2012

Underdog - Keep Calm (Recensione)

Se ti puoi permettere di fare una cover jazz schizofrenica di “Cuore Matto” di Little Tony e risultare comunque credibile innegabilmente il talento è dalla tua parte. A tentare e riuscire nell'impresa sono gli Underdog, band eclettica che con questo secondo album porta la propria vena jazz ad un livello superiore, mischiandoci un po' di tutto e stupendo anche quando rimangono nei canoni “normali” del genere. Già con “Macaronar”, la seconda traccia, si capisce che il viaggio sarà tutto tranne che noioso, soprattutto per quella vena ironica che esplode da un testo apparentemente nonsense che mischia italiano ed inglese su una base a tratti ballabile e travolgente, ma se si escludono la notevole capacità tecnica e la spiazzante incisività del duetto di voci maschile/schizofrenica e femminile/soave, perfetta al di là di ogni aspettativa, è da metà album che gli Underdog danno il meglio di sé. Lasciano intuire qualcosa col piano malinconico di “Niko”, apripista ad un finale che sa di tristezza circense coi suoi fiati grevi in sottofondo, poi arriva la cover energica e destabilizzante e da lì non ci si ferma più: “Soul Coffee” mostra il lato più delicato della band, con atmosfere soffuse e notturne in cui piano, violino, fiati e voce femminile creano un tappeto sonoro così leggiadro che quando entrano batteria e chitarra a violarlo la loro efficacia è amplificata esponenzialmente, la lunga “Goodbye”sonda territori oscuri e rarefatti in cui gli assalti all'arma bianca del violino risultano disturbanti e laceranti, “Revolution Is Subject To Delay” alterna parossistiche rincorse guidate dalla nasale voce maschile a pause riflessive in cui il fantasma dei Mars Volta è evocato dalla leggiadra voce femminile, “Mommy On The Sofa” ci fa fare un viaggio nelle sale da ballo degli anni 30 a fianco dei gangster dell'epoca e porta dritti alla conclusiva “Berlin”, canzone che potrebbe essere la musica ideale (non fosse per il titolo) per dare l'addio od arrivederci all'Oktober Fest, senza malinconia ma con dolcezza e spavalderia allo stesso tempo.

Mix non facile, un po' come tirar fuori dal cappello queste 12 tracce che non saran per tutti ma si spera allietino, oltre alle mie, anche molte paia di orecchie: se lo meritano i canali uditivi degli ascoltatori e gli Underdog come giusta ricompensa per il bizzarro viaggio sonoro in cui mi hanno accompagnato.

Voto: ◆◆◆◆◇
Label: Altipiani

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