giovedì 13 ottobre 2011

Dead Cat In A Bag - Lost Bags (Recensione)

Dead Cat In A Bag - Lost BagsC'è poco da scherzare e molto da riflettere nell'esordio dei Dead Cat In a Bag. Li avevamo visti alle prese con In The Arms Of Sleep nel tributo a Mellon Collie And The Infinite Sadness allestito dalla 42 Records ed ora il duo alt folk, allargatosi, è mutato in progetto vero e proprio. Con una cura maniacale dei particolari seppur così scarni e volutamente coperti da un senso di abbandono, Lost Bags si pone come sospensione nel tempo, in bilico tra sogno e allucinazione, immerso in una fumosa nube di nicotina ad avvolgere un decadente ambiente da umore smorto. Se "Wasteground of Your Lips" dai toni in penombra, spenta in uno scintillio di grazia lontano, lascia scorgere su sfondo grigio la sagoma di "re inchiostro" in persona, "Whiter", traccia "coffee and cigarettes", appare più che degna di Tom Waits, il quale si vede riaffacciarsi anche in "Old Dog" con i suoi toni ebbri.



Le iniziali desertificazioni Calexicane di "The Stow-Away Song (A Sea Shanty)" si ibridano con ottoni e percussioni di balcanica memoria mentre "The Gipsy Song" mira apertamente all'America di Springsteen, come se il buon Bruce armato di acustica e armonica si mettesse nei panni del compianto Willy De Ville abbandonato su una sedia a dondolo sul portico di una vecchia cascina polverosa. Smarrita a fine festa, persa in un angolo di strada, con struggimento da fine esistenza, troviamo "I Can't Row No More" a cui fa seguito la title track così oscura e pronta ad assalirci da sotto il letto durante i nostri incubi. Il piano fantasma di "Sleeping Fields" disegna un paesaggio onirico in cui la luce della razionalità non penetra, fin quando non arriva l'alba ("Dawn") e ci si ci muove verso il Sud America in "sella"ad un banjo.
Molta, moltissima classe per un disco che come dicevo inizialmente fa molto riflettere. Sui grandi ospiti che vi troviamo, (Massimo Ferrarotto dei Feldmann, Liam McCahey, vocalist dei disciolti Cousteau e Cesare Basile), sull'unicità di un prodotto così lontanamente additabile come italiano e sul grande tributo all'America che si coglie fin dal nome del progetto (il “gatto morto in un sacco” vuol rimandare ad un passaggio di “Tom Sawyer”di Mark Twain). Suggestioni fortissime in un immaginario vivido e struggente che cela all'interno molto più di ciò che sembra nel sintetizzare il meglio della tradizione cantautorale d'oltreoceano. Un romanzo tetro e dalle lunghe ombre che farà la felicità di sognatori pessimisti che amano affogare i propri dolori in scotch e tabacco. Artigianale.

Voto: ◆◆◆◆◇
Label: Viceversa

2 comments:

Anonimo ha detto...

gran disco e grande anche il cantante luca andriolo mio caro e grande collaboratore Max Sannella

Marica Ciavarella ha detto...

anche la copertina dell'album è molto bella!

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