venerdì 14 ottobre 2011

Mastodon - The Hunter (Recensione)

Mastodon - The HunterUna delle band che negli ultimi anni ha fatto più parlar di sé sono sicuramente i Mastodon, divenuti in poco tempo uno dei combo più seguiti della scena estrema che tenta, magari non volendolo, di mettere d'accordo un po' tutti grazie alla grande eterogeneità della loro musica che spazia in generi differenti senza perdere però di personalità e rimanendo sicuramente riconoscibile da subito. Purtroppo la prima loro impressione che ebbi non fu delle migliori in quanto li vidi dal vivo di spalla ai Tool quando era appena uscito Blood Mountain (2005). Essendo però un gruppo spalla non ebbero per loro molta cura nel missare i suoni, e ciò che ne venne fuori fu piuttosto incomprensibile e cacofonico a discapito della reale qualità della musica proposta. Impressione poi rettificata dalle altre 2 occasioni in cui ho potuto vederli live, l'ultima qualche mese fa al Sonisphere di Imola.

Ma veniamo alla loro nuova uscita, The Hunter.
Rispetto a Crack the Skye e predecessori sembra farsi decisamente sentire una improvvisa virata verso il moderno rock made in U.S.A. (Foo Fighters e Queen of the Stone Age su tutti). Nella gran parte delle tracce infatti si è quasi del tutto persa l'introspettività di Crack the Skye e anche i tecnicismi progressive alle quale la band di Atlanta ci aveva abituati sono decisamente diminuiti. Se infatti vi aspettate il loro sound di sempre intricato e contorto potreste storcere un po' il naso. Questo The Hunter suona decisamente "easy" rispetto ai precedenti lavori e pochi sono i brani davvero degni di nota. Nel complesso non manca nulla, ma di emozioni vere se ne riesce a percepire il succo solo a stralci nella seconda parte del disco, dalla title track (nella quale, e non solo in essa, si scorgono dei sognanti cori pregni di quel sound ai quali il duo Staley-Cantrell ci ha abituati in tutta la discografia degli Alice in Chains) in poi giungendo ad una The Sparrow che quando volge alla fine lascia con la sensazione di aver perso il pavimento sotto i piedi, di risveglio improvviso con la sua sognante melanconia dalle sfumature "neurosiane" e post nelle quali le precedenti collaborazioni con Scott Kelly sono tanto palesi quanto palpabili.
Insomma, The Hunter segna una svolta decisamente più orecchiabile per i Mastodon che potrebbe deludere qualcuno, ma senz'altro è una svolta effettuata con stile, che denota una maturità musicale acquisità con anni di lavoro, collaborazioni e turnè nelle quali hanno affiancano immensi nomi della scena metal americana e non. Il disco riconferma i Mastonon a grande band, nonostante il palese cambio di struttura dei brani e della costruzione del sound. Gli elementi post non mancano, i riff di sabbathiana scuola nemmeno, la perizia tecnica è quella di sempre e gli assoli di chitarra decisamente made in 70's, quasi zeppeliniani in qualche episodio, impreziosiscono parecchio il lavoro di questi ragazzi decisamente degni di lode e di stima. Il disco si spegne con quello che sembra essere un monito rivolto all'ascoltatore, e mi piace considerarlo il motivo del cambiamento della band. Il non accontentarsi, il non lasciarsi rinchiudere il barriere stilistiche ma cercare ciò che ci rende felici, "Pursue happiness with diligence", "Persegui la felicità con zelo" come seguissero quel "siate affamati, siate folli", suggerimento di Jobs per le nuove generazioni.

Voto: ◆◆◆
Label: Warner Bros. Records



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