domenica 2 ottobre 2011

Emily Plays - I Had A Heart That Loved You So Much (Recensione)

Emily Plays - I Had A Heart That Loved You So Much"There is no other day, let's try it another way, you'll lose your mind and play, free games for may, See Emily Play".

Che peso che ha il nome di questa band! Si potrebbe stare ore ed ore a ricordare ciò che rappresenta, mi limito di citare solo alcuni nomi che riguardano Emily e la musica: Syd Barrett, Emily Young / Penguin Cafè Orchestra.
Ne è di sicuro consapevole Sara Poma, leader degli Emily Plays di Pavia, che nel numero #230 di Rumore sono comparsi in un prezioso articolo, scritto da Emanuele Sacchi, dal nome "Pavia rumorosa", in cui compaiono anche i News For Lulu, Morning Telefilm e Green Like July. Tutti gruppi importanti per la storia di questa band, che esordisce con questo "I Had A Heart That Loved You So Much", tenuto in stand-by un anno intero, per colpa della Mescal che era intenzionata a pubblicarlo, ma liquidati con un "no grazie!". Quest'album è stato anticipato sul finire dell'agosto 2011 dall'Ep "The Fall Rise of Graeme Obree", scaricabile gratuitamente da 42 Records. Non il primo della band, che nel 2008 pubblicò "Shortsighted Tree EP" uscito per la Kirsten Postcards, contenente una bella cover di "She don' t use Jelly" dei Flaming Lips.

"I Had A Heart That Loved You So Much" è un album di dieci tracce, dove la voce di Sara ha un piglio malinconico molto vicino a Shannon Wright, in un inglese impeccabile, in cui si accompagna spesso da chitarra acustica, gli altri tre componenti suonano il piano, basso, chitarra elettrica e batteria. I brani più riusciti sono "Me You And Jessica Lange", dedicato alla famosa attrice statunitense, "(This Love Will Take Its) Toll" in cui possiamo trovare sonorità simili a PJ Harvey di "White Chalk", atmosfere cupe ma allo stesso tempo eleganti, ricche di sprazzi pop alla Cat Power. Molto bello trovare nel finale la cover di "Lost Propertry" dei Divine Comedy.
Gli Emily Plays esordiscono con un lavoro importante, che farà fatica ad imporsi in questo paese, in cui le grandi etichette non hanno ancora il coraggio di credere in un "prodotto d'esportazione", ma che hanno la "sfrontatezza" solo di proporci il solito polpettone riscaldato, che oltre assuefarci ci fa incazzare di brutto, soprattutto quando si scopre che hanno chiuso le porte ad una band di questo genere.

Voto: ◆◆◆
Label: Dischi Soviet Studio



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