mercoledì 23 novembre 2011

Alfonso De Pietro – (IN)CantoCivile (Recensione)

Alfonso De Pietro – (IN)CantoCivileC’è un cuore che sanguina, c’è un cuore aperto come la verità, c’è il cuore della sfida ed il cuore di chi la raccoglie in questo disco/opera di Alfonso De Pietro, cantautore toscano che con (In)CantoCivile spiattella, con la sagacia e la poetica della denuncia cantautorale, il marcio, l’indelebile e il vergognoso che fa da corredo in questa società alla deriva, a questa quotidianità che vive oramai all’oscuro illineare della legalità.

Un disco bello, amaro e drammatico, firmato dall’alta espressione di chi non vuole più sottacere allo stato di cose, undici tracce che fanno male e che si ascoltano con l’attenzione intera della consapevolezza, dell’impegno di ideale e della pulsione umana, di quell’umanità che vuole e rivuole la legalità, la riscossa e la libertà; e sono racconti, dialoghi stesi sulla precisa identità cantautorale italiana, un bell’equilibrio di parole e musiche che s’intersecano anche con ospiti d’eccezione che contribuiscono a rendere ancor più profondamente tangibili il peso e la bellezza dell’intero registrato.

L’artista De Pietro tratta tutta l’argomentazione con dura chiarezza ma anche con un tocco d’ironia – che si riflette moltissimo nella musica – e invita a guardare “il suono” come legittima e possibile soluzione per il futuro, un futuro da raschiare da questo barile di vita decimata; il linguaggio immediato ed essenziale dei testi e degli arrangiamenti caratterizzano un “teatro della verità” che non conosce sipari o quinte, un raffinato vortice di sensazioni agrodolci che trasportano un’intensità irraggiungibile, e poi come non farsi agguantare dalle melodie, dalle introspezioni salate e dai viaggi sulla gobba dei ricordi che ti assalgono come temporali improvvisi , la vibrante “Per amore del mio popolo”, la parola che si fa voce contro il silenzio omertoso di tanti in cui interviene la voce narrante di Don Mario Zappolini Presidente Nazionale del Coordinamento Comunità di Accoglienza (CNCA), il ritmo in levare che riporta all’attenzione la storia del pugile casertano Clemente Russo in cui s’inseriscono gli strumenti mediterranei del Parto Delle Nuvole PesantiTatanka”, l’immigrazione e la ricerca di un lavoro scritta in una lettera dall’Argentina dal ritmo di una Milonga “Lettera dall’Argentina”, il mare come forma di pane da ricercare oltre la linea che non si conosce “Figli di nessuno” o la nuda prospettiva che violino e fischio ricamano in “Terra”, superbo e amarissimo numero sette della tracklist che versa nel testo una declamatoria di tutti i danni, le cattiverie e l’indifferenza che l’uomo – “l’essere pensante” – procura ogni dì alla nostra Grande Madre e dove anche il Vate Claudio Lolli mette voce e accuse.

Alfonso De Pietro riesce a scavare dentro la nostra naturale chiusura verso l’intorno, un apriscatole genuino che non mette sforzo nella sua azione sonica di aprirci la testa, forse – e lo è – è la nostra testa che si merita più che un apriscatole, ma siamo deleteri ugualmente poiché non siamo riciclabili e la nostra “latta” non vale un fico secco, siamo solo animali di serie b propensi a distruggere tutto e tutti.

Grazie a De Pietro a ricordarci cos’è la vergogna!

Voto: ◆◆◆
Label: Storie Di Note / Egea / Rizoma



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