mercoledì 16 novembre 2011

The boats - The ballad of the eagle (Recensione)

The boats - The ballad of the eagleOgni volta che ci si trova ad ascoltare un disco del genere spesso si finisce per optare per il racconto di una esperienza. Qualche anno fa c'era una label electro tedesca (ancora a lavoro su cose più standard) la Get Physical Records, da me molto amata, che spesso se ne usciva con delle sinfonie elettroniche, più che un semplice assemblaggio di pezzi, con quei dischi - esperienza da ascoltare nei meandri più reconditi della propria esperienza o in quei white cube, quelle discoteche labirinto dalle quali non si può - nè si vuole - uscire, che regalavano sempre delle grandi emozioni. Il disco dei The Boats, un trio inglese musicalmente più vicino ai territori della musica teutonica, ci propone una nuova sinfonia che potremmo definire, parafrasando un titolo delle loro tracce, come il cambio degli incontri su un treno che si ferma e passa oltre, verso nuovi orizzonti. Se quest'ultimo è difficile da definire si può senz'altro affermare quali siano le lezioni studiate dai tre musicisti. Come non citare i padrini Kraftwerk, dischi come Irrlicht di Klaus Schulze, i Bronnt Kapital Industries che stamparono sotto la label citata sopra, alcune cose presenti in Dead cities dei The Future sound of London, e molto altro ancora. È chiaro che i nostri siano molto affascinati dai classici così come dai cantori del minimalismo di inizio XXI secolo, sottolineando un uso del minimalismo che va ben oltre il lavoro dei colleghi più blasonati. La loro è una elettronica molto intelligente, ragionata ma compiuta, ben ritmata e bilanciata. Parlando in questi termini l'ascoltatore potrebbe pensare che questo sia un lavoro freddo e noioso, tutt'altro, bisogna solo essere nel posto giusto al momento giusto, come me in questo momento, nel letto con le cuffie, perchè questa è musica interiore, non da stereo. I The Boats fondono sapientemente strumenti ad arco e beat minimali in 4/4 che entrano subito in testa, realizzando quel concept onirico attraversato da un act come gli In a Sleeping Mood, la differenza sta nel mood, nel primo caso oscuro e claustrofobico, in questo dolce e sognante. Una materia sonora così eterogenea fa sì che l'ascoltatore percepirà un flusso unico che potrà essere messo in loop per ore e ore, non esiste infatti una cesura netta tra la conclusione dell'ultima traccia e l'inizio della prima, e ciò contribuisce a creare una immersione ancora più forte. È la stessa sensazione che spero il disco offra anche a voi, avidi consumatori di materiale elettronico. I The Boats richiederanno una paziente attenzione ma non vi deluderanno.


Voto: ◆◆◆◆
Label: Our small ideas

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