martedì 15 novembre 2011

Fast Animals and Slow Kids - Cavalli (Recensione)

Fast Animals and Slow Kids - Cavalli La morale di questi anni '00 è che la realtà è stronza, e ti bacia in bocca – e se hai vent’anni, hai ben poche possibilità di scapparne. Cosa ha lasciato questo decennio di crisi economica, politica, etica e spirituale a quattro ragazzi perugini di poco più di venti anni è la crisi esplosiva di questo ‘Cavalli’. I FASK – Fast Animals and Slow Kids, ecce nomen – raccontano dieci anni di storia personale ed individuale, in una miscellanea in faciendum che si estende per la bellezza di undici tracks urlate, recitate, declamate; un album eclettico, una varietà di generi che hanno come comun denominatore la neo-tradizione di cantanti italiani che fanno capo ad Afterhours e Verdena ( pensare pezzi come Copernico e Collina ) , aggiungendo tonalità più punk e scure importate direttamente da Zen Circus – di cui saranno supporter nel tour di presentazione del loro nuovo Nati Per Subire - e Soviet Soviet ( dai quali detrarre il malinconico più divisioniano e aggiungere un po’ di sano isterismo italiano ). E perché no, mettiamoci anche un po’ di ironia caparezziana, macinata come pepe su di un piatto di manicaretti, che sta lì, sorniona e osserva beffarda dietro un’armatura di accordi potenti e lavoro di batteria. Cavalli è tracklist che altro non è che un codice di lettura di isterismo e disfattismo consumato da chitarre deluse e da esseri umani in disuso, sfiduciati quanto basta per incazzarsi, ed alzare la voce. Nervi, Gusto, Cioccolatino, Guerra sono affettuosi nominativi per ordigni fatti a mano, naturalmente distruttivi ed autodistruttivi. E questa è la realtà che brucia.

Grazie Signore, grazie mille, per la nostra mediocrità. Da mediocri vediamo meglio, ma ci affrontiamo di meno – perché abbandonare la comodità del posto di spettatore per buttarci nel rischio di scoprirci davvero capaci? Servirebbe una rivoluzione, anzi no, servirebbe qualcuno che la faccia per noi. Ci vorrebbe un Copernico per dirci che è il sole che gira attorno alla terra. E invece si brancola nel buio, se non nell’inerzia di milioni di parole a cui non seguono azioni. Fuori dalla parabola rassicurante di Forrest Gump, gli esseri umani cercano una scatola di cioccolatini quando hanno fame, per cercare una via d’uscita dall’incrocio in cui sono immessi. E se ‘la banalità di un testo d’amore è paragonabile solo alla banalità di un testo politico’ , figurarsi il resto. L’universo dantesco è quello di anime che scontano il loro contrappasso senza essere davvero morte, e subiscono la giusta punizione per lo spreco di carne che effettuano; e non lo sanno più cos’è il gusto, e cos’è giusto. Magari perdono la loro integrità, riflettendo che qualcuno è proprio meglio di sé, ma del resto morto un papa se ne fa un altro. E se ci si ammazza per parlare a tutti di sé, è troppo tardi, la messa è finita, e, del resto, non interessa granchè. E non interessa neanche l’amore: ‘senza Lei, probabilmente non ce la farei’ può solo offrire spunto per il sarcasmo più feroce. I FASK non discriminano fra palati fini o meno. Il vigore con cui ogni pezzo viene affrontato e letteralmente fatto implodere è per tutti, soprattutto se tutti sono incazzati neri. Ti piacciono, o non ti piacciono, il loro è un out-out senza mezzi termini – ma non si neghi l’amara verità delle loro prediche. E di certo non serve un parroco per farcela.

Voto:
Label: Ice For Everyone / Audioglobe


1 comments:

Frankie ha detto...

Aut-Aut...

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