venerdì 11 novembre 2011

Mustard Pimp - No title or purpose (Recensione)

Mustard Pimp - No title or purpose Steve Aoki si conferma uno dei più importanti talent scout di questi anni. La sua Dim Mak ha lanciato il fenomeno Bloody Beetroots e poi si è occupata della distribuzione dell'ultimo disco degli ATR, del quale si è parlato spesso. Al di fuori delle sue produzioni egli ha la capacità di portare a galla realtà sperimentali interessantissime, che allo stesso tempo possono spaccare nei club (bisogna vedere però in quali) e avere un loro mercato. I Mustard Pimp fanno parte di questa cerchia e presentano il loro disco Senza un Titolo nè un particolare Proposito. L'unica idea è quella di creare qualcosa di nuovo che spacchi per bene. E ci riescono. Il disco si inserisce all'interno di un periodo ricco di uscite che coprono tutti i versanti di questa musica, dall'IDM al Big Beat allo sperimentale. Tra queste i californiani Mustard Pimp propongono un suono particolarissimo che si potrebbe classificare come La Nuova Ondata del Big Beat, della quale fanno parte tutte quelle realtà che mescolano tra loro tanti sound utilizzando, al contrario del predecessori, nuovi tipi di soluzioni stilistiche e di synth. Questa è più che altro una raccolta di brani molto diversi tra loro, che spaziano dal Big Beat rivisto all'Hip Hop, dall'Electro sound dei già citati Bloody Beetroots e soci al Digital Hardcore (Alec Empire collabora in un pezzo magnifico), passando per ritmi simil - surf alla Jazzsteppa e per alcuni passaggi che ricordano il suono degli ultimissimi Prodigy. Le strutture sono scarne ed essenziali così come anche le liriche, ma non ha importanza. Il dibattito è sempre in voga e pone due scelte davanti agli artisti: Sviluppare dieci linee all'interno di un brano per arrivare in molti casi a non esprimere nulla oppure svilupparne un paio e tirarne fuori qualcosa di veramente coinvolgente e groovy? Ad ogni modo i nostri condividono la seconda visione e costruiscono qualcosa di veramente semplice e geniale. I loro punti di forza sono il groove e il senso della melodia, il che di per sè fa quasi tutto, e questo rende veramente interessanti i loro brani a prescindere dal genere in cui si cimentano. Facciamo degli esempi: Pharaohs è l'opener, gioca sugli effetti, la linea vocale gira intorno alla variazione di una sola frase, è un amalgama che come un tornado esplode in un beat travolgente che assomiglia a un Van Helden potenziato che gioca sui controtempi, potremmo citare ad esempio una traccia esplicativa come Bonkers, ma qui si va ben oltre. The Garden è la prima partecipazione, si tratta di un pezzo di electro - hip hop che gioca sul medesimo ritmo ma non stanca, ha un grande senso del groove. Zhm si lancia verso lidi quasi electropunk sorretti sempre da un solido beat e da alcuni suoni davvero azzeccati. Dirty knees segue la stessa direzione costruendo il tutto su una brevissima linea vocale e puntando tutto sul senso del beat. Si continua con esperimenti sonori di vario tipo in Donks, con Money shot cantata da un tale Jimmy Urine che è uno dei pezzi più riusciti fino a Catch me con la collaborazione di Empire, frontman degli ATR. Questo è uno dei brani migliori in quanto il Digital Hardcore viene riletto e reinserito in una chiave a metà strada tra l' electropunk e la NWOBB (personale acronimo della New wave of Big Beat) un esperimento molto originale. Wide eyes torna all'hip hop e lo fa con l'ennesima collaborazione a firma di Chali 2na. Il beat è veramente ottimo e così anche il flow vocale. Voglio aprire una piccola parentesi: consiglio ai lettori di tenere d'occhio questi nomi perchè a mio giudizio troveranno il loro posto nel panorama musicale di un certo livello. City kids è un brano che mescola synth alla Prodigy (il groove ricorda Invaders must die) e le idee più dubstep dei Jazzsteppa, ottenendo uno dei brani migliori. The amazons è un pezzo electrosurf che sa di jungle con alla voce Ze, Desert search è uno skit, Radio techno Allah torna a correre su un 4/4 d'assalto condito da ottime idee a livello di beat e di suoni, è una sfuriata vicina all'electropunk. Chiude The contract che utilizza dei suoni arabeggianti che poggiano su una base alla Marrakech Express in un viaggio lungo il tempo di una canzone che trasporta verso lidi lontani (ma non troppo). I Mustard Pimp sono una entità molto interessante del panorama attuale e non mi stupirei se divenissero il nuovo fenomeno elettronico dopo le parentesi (mai chiuse) dei Crookers, dei Bloody Beetroots, e dei, seppure astri nascenti, Jazzsteppa. E' musica semplice ma coinvolgente, è musica per tutti i momenti, specialmente quando si ha il bisogno di scaricare l'adrenalina, ma è anche musica intelligente composta da ragazzi che sanno come utilizzare la loro strumentazione e che hanno appreso la lezione dei maestri della decade precedente. Onore alla Dim Mak.

Voto: ◆◆◆◆◇
Label: Dim Mak

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