sabato 22 dicembre 2012

Ka Mate Ka Ora - Violence (Recensione)

Se prima, i fratelli Venturini e Alberto Bini in tre facevano fuochi, ora con l’avvento di Lorenzo Cappelli alla chitarra, i Ka Mate Ka Ora fanno lava, quella stupenda lava “slow motion” di post-wave, foschie e psichedelica innestata cui ci hanno abituato negli ascolti duplicati, di quel fasto particolarizzato senza compromessi e sempre in fuga dalle sostanze tossiche del “patinato”, piccole e immense intenzioni sonore che lasciano segni e tentazioni di lacerante, lurida poesia tenebrosa.

“Violence” è il nuovo disco del quartetto pistoiese, ed è la potenzialità dello scuro ad aprire l’animo di chi vi si immerge dentro, un profondo scorrere – quasi impercettibile – tra planate morbide e spiragli luminosi, di quella luce fioca che esalta quasi spiritualmente la coralità delle tracce, dei momenti liquidi ed amniotici di cui il disco – come in un segno di alta qualità – rotola, si impasta e asseconda man mano che la tracklist scioglie i suoi umori; con gli Slint, Codeine e lo scoramento ombroso dei My Bloody Valentine e lontani June of 44 come base di partenza della loro esistenzialità, i KMKO si fanno ancor più elaborati, ancor più inafferrabili nella loro provvidenziale eleganza nebbiosa, una texture sonora che diventa redenzione e salvezza nel più ampio rispetto dei loro trascorsi, una fiamma elettrica che – ammorbidita da inneschi e larsen soffusi, per nulla fastidiosi come in “The funeral march of the whales” – porta ad una cura maggiore verso l’aspetto “concettuale” e di magnifica perdizione.

Se brani come “We’re finally on our own”, “Lost words”, “Jasmine’s lullaby” portano l’orecchio nei versanti di riflesso Floydiano, altre come la Smithiana “Daisies wine”, la trasparenza fumè di “Dreamer of pictures” (che porta intatto dentro l’effluvio miticizzante del solstizio elettroarmonico di un Giorgio Canali solitario) o l’amaro tasto di pianoforte che scandisce la marzialità di “Mistake song”, regalano quel senso ragionevole di immane sensibilità artistica, quell’ulteriore direzione di suono che i nostri toscani – grandi ammaestratori di suggestioni – affidano ai fluidi ventosi e mai vulnerabili della magnificenza.

Ka Mate Ka Ora, mai sotto le cinque stelle.

Voto: 
Label: White Birch Records

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