mercoledì 21 agosto 2013

Marnero - Il Sopravvissuto (Recensione)

Sopravvivere: continuare a vivere, salvarsi; durare nel tempo; conservarsi, restare in uso.

IL SOPRAVVISSUTO è il protagonista ma anche la vittima del nuovo disco dei Marnero, che sopravvivono con l’anima dei Laghetto, dei Graad, degli Ed.
Siamo tutti dei sopravvissuti ancor prima di nascere. Sopravviviamo al cambiamento, allo schifo del mondo, sopravviviamo alle speranze, alle utopie, ai colpi che fisicamente o psicologicamente ci lasciano lividi viola belli da guardare.
L’azione vitale più completa e difficile è quella della sopravvivenza.
Se non sopravvivi, muori.
Vivere è una completezza che possiamo affermare solo a ciclo vitale compiuto. Non è uno status quo; è la continuità indefinibile che ha fine involontariamente (nella maggior parte dei casi, quando gettarsi da un balcone non diventa un esperimento irreversibile, ad esempio).
L’esercizio è essere sopra il tempo, sopra la vita stessa, battendo tutti gli orologi, i calendari e gli eventi.
Il caso e il caos fanno da cornice al quadro; un quadro in cui una nave percorre rotte sconosciute durante una tempesta silenziosissima , decorata dalla superstizione del non ritorno.

Sulle pagine d’un diario di bordo, pieno di evidenze pesanti come macigni che spaventano l’equipaggio, un pennino ad inchiostro nero scrive, nell’atemporalità di quello che non è stato e forse non sarà ma potrebbe accadere.
La voglia di toccar terra è estrema ma la terra stessa è la fine di tutta la riflessione possibile, di tutte le probabilità da scegliere per salvarsi.
L’obiettivo non è resistere, è scegliere di non scegliere per poter esistere, perché qualunque scelta è errore ed errare, ed è dispersione, sofferenza, rinuncia, delusioni, paura.
La scelta non è la soluzione.
Non è un canto di rassegnazione né un romanzo sonoro noir scritto a quattro mani da Dante e Omero, in un featuring improbabile quanto un po’ banale.
Tutte le metafore letterarie lasciatele da parte perché a furia di citare e rievocare, ci siamo persi e non riusciamo più a scrivere il manifesto della nostra generazione, sempre attenta ai “se” e non ai “come”.
L’illusione fa male, sarebbe codardo e presuntuoso non riconoscerlo.
Voi gettate l’ancora in un porto non sicuro chè le certezze s’ adagiano sugli allori dell’inettitudine e non aiutano sempre.
Comprate questo disco, ascoltatelo, scaricatelo, fatelo vostro: più che un imperativo è un sincero consiglio culturale; vale quanto se non più d’un libro, d’un viaggio, d’un addio, d’un abbraccio amaro, d’una sbronza e d’un pianto: ne comprende tutta l’intensità.
Ci sono i dischi del mese, i dischi dell’anno nelle classifiche mangia consensi, c’è questo DISCO. IL DISCO. Soggettiva affermazione? Non credo.
Badate bene che il mare è il pretesto per convincersi soli e lontani, per dare la percezione della dispersione.
Non è il mezzo di fuga, e non lo è neanche la nave.
Siamo bipedi capaci ma non ci vogliono tali. O non ci vogliamo tali.
Santa e Dannata imperfezione, incoerenza.

In realtà siamo nati ghepardi senza poter esserlo mai stati perché correre veloce è difficile, sporcarsi del sangue delle prede diventa meschino, seguire la natura delle cose non è possibile perché la natura stessa è stata stravolta. E siamo codardi, egoisti, siamo stronzi anche quando si parla di amore e di bontà, delle cose belle.

Premendo il tasto play si prova una fitta allo stomaco grande quanto il cratere Campbell e le otto tracce si fondono in un unico grido senza eco, nella catarsi più pura del marinaio nel suo momento di deserto personale.
Quindi il problema è la vita o siamo noi?

Non vi parlerò di quello che non si vede ma si sente e sentirete.L’unico presupposto è la volontà d’ascolto.

Genere: vi piacerà a prescindere, ve lo dico io che sono Nessuno.

Il disco lo trovi qui o anche qua in download gratuito.

Voto: ◆◆◆◆◆

Label: Sanguedischi, Escape From Today, Dischi Bervisti, Mother Ship Records, V4V Records, Fallo Dischi, To Lose La Track.



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