giovedì 27 marzo 2014

Allan Glass - Magikarp (Recensione)

Uscito il 27 Marzo per l'etichetta abruzzese Nova Feedback Records, Magikarp è il primo album del duo psychedelic/punk Allan Glass: un nome che cela le identità dei due musicisti Marco Matti e Jacopo Viale, direttamente from Pontecurone (104 m slm, 3867 abitanti, provincia di Alessandria). 

Tralasciando le divagazioni geografiche che possono essere interessanti (o meno), ho tra le mani un album dalla copertina tanto carina e un nome che forse dirà qualcosa ai più giovani (come me d'altronde, eheh): Magikarp è il nome di quel grazioso pokemon pesciforme rosso corallo e coronamunito. Cosa passava per la testa di questi ragazzi quando l'hanno scelto? "Ci piace l'immaginario di questi cartoni animati, grossi, caramellosi e teneri" ma "ci affascina anche il riferimento alla magia, che ci fa pensare alla psichedelia." è la risposta dei due. Non avendo nulla da controbattere, dieci punti solo per il coraggio e l'originalità!

Passando invece all'ascolto delle otto tracce noto subito la somiglianza con un'altra celebre band della scena indie italiana.. ma non voglio farmi influenzare subito. Si apre con "La Tua". Ritmo di batteria ipnotico e voci a mo' di coro con tanto di terze e quinte, impastate col resto del suono e (volutamente) non distinguibili. Mi sembra una versione più breve e soft di "Was?" dei Verdena. Ops l'ho detto. Vabbè. Andiamo avanti con "E' difficile": l'inizio promette bene, riff di chitarra grezzo, sporco, lo-fi che è una meraviglia, arpeggio che si apre come un tramonto in riva al mare e poi una vocetta che si trasforma sempre più in una cantilena circolare di divagazioni rock noise e un pizzico, perchè no, di post-rock. "Palloncini e pavoni" si presenta invece più solare, tipo punk adolescenziale/quattroaccordi ma con la voce tirata indietro e le consuete fughe strumentali psichedeliche. Su "Betulle" c'è una momentanea resurrezione di un lercio Kurt Cobain mentre "L'estate non conta part. 1 e 2" è un lunghissimo viaggio in cui la batteria ti guida tra suoni di chitarra rocciosi ma su cui è facile sussurrare, dove le voci sussurrano e i testi non significano niente. Il piglio diventa quasi blues ed hendrixiano in "Plastic bubble in the mystic place", ma la situazione cambia subito e il brano diventa un delirio allucinogeno di stop, crescendo, dolce psichedelia e violenza di distorsioni zanzarose. Il disco si chiude con "Nell'ora della nostra morte", un requiem pschidelico di tastiere semimetalliche ed elettronica per principianti. 

Nel complesso ho trovato questo disco abbastanza bello: interessante, molto ben suonato. Il neo fondamentale è che ascoltandolo mi sembra di risentire una versione moderna di Solo un grande sasso mista a qualche riff preso direttamente da Requiem. Si percepiscono tante energie, desiderose di esplodere ed essere messe in musica e rumore.. ma forse i canali non sono stati quelli giusti. Attendiamo per il prossimo!

Voto: ◆◆◆◇◇
Label: Nova Feedback Records



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