venerdì 29 marzo 2013

Depeche Mode - Delta machine (Recensione)

Uno dei ritorni più attesi del 2013 è quello della celeberrima stella dei Depeche mode, creatura ultratrentennale simbolo del synth pop di consumo la cui evoluzione ha regalato al mondo della musica tante perle che ancora oggi vengono ascoltate in ogni dove. Questo disco è stato fortemente atteso dai fan in quanto il combo inglese, ad ogni release, lascia presagire lo scioglimento, e anche qui non si fa eccezione. La notizia di un nuovo tour prima e di un nuovo full length poi ha risvegliato le aspettative, molto forti, verso i nuovi brani cantati da Gahan e celebrati musicalmente da Martin Gore e da Andrew Fletcher, tre figure che si completano e che formulano il famoso e inconfondibile depeche sound.

Questo ultimo lavoro rappresenta una ulteriore evoluzione rispetto al passato per via dell'influenza infusa da parte di Gore dopo l'esperienza VCMG con lo storico ex tastierista Vince Clarke, che diede vita a Ssss del 2012, prodotto da Mute. Quella che oggi viene chiamata sempre più spesso con il termine EDM ovvero electronic dance music, in particolar modo generi come la techno e l'house, che fecero la fortuna del side project tra gli appassionati, sono riscontrabili in molti brani, velatamente - ma non troppo - in "Angel", fortemente in "My little universe", che è quasi un pezzo "micro house". Altrove l'elettronica si pone a metà tra i suoni degli album precedenti e alcune cose sperimentate da Reznor con il disco di How to destroy angels come nella opener "Welcome to my world", uno degli episodi più importanti del disco, altrove ancora il synth pop, genere portante, viene riletto in chiave moderna ed intelligente in "Alone", così come nella maggior parte degli episodi. Quel che stupisce maggiormente è l'eterna voce di Gahan, sempre al massimo della forma che anzi qui sembra tornare alle prodezze di alcuni lavori novantiani, allo stesso modo in cui Gore e Fletcher ma in particolare il primo cerca nelle sperimentazioni nuovi modi di ricreare un suono in eterna evoluzione riuscendo nel suo intento e consegnandoci dei brani nel pieno stato di grazia di una band che sembra non sentire affatto il peso delle generazioni.

Certamente i Depeche sono una creatura molto differente dai tempi di "Speak and spell" ma questo è un grande motivo di orgoglio e di soddisfazione per chi ancora riesce a toccare tutte le corde dell'anima, così come un tempo ancora oggi. Il primo singolo estratto, "Heaven", oltre ad essere un ottimo brano ha una funzione fondamentale all'interno del lavoro che è quella di spezzare i ritmi che, dall'opener, vero capolavoro intimista, prosegue imperterrito con la succitata Angel tra suoni duri, vocal rap e aperture melodiche di grande enfasi. "Secret to the end" è la prossima potenziale hit single, dal refrain coinvolgente, musicalmente d'effetto e non troppo complessa. "My little universe" è, come detto prima, il brano sperimentale di Gore, uno dei più importanti e di maggiore rilievo, seguito da "Slow", musicalmente una idea semplice ma sviluppata bene, caratterizzato da da un refrain intelligente che rimanda ai lidi di "Songs of faith and devotion", senza però possederne l'oscurità. Si prosegue con episodi di alto livello misti ad altri lievemente meno ispirati, anche a causa dei tredici brani che sono davvero tanti. Se "Broken" non spicca particolarmente, "The child inside" è una track vellutata ed emozionante ma già sentita, episodi come "Should be higher, Soothe my soul" e "Goodbye", nella loro complessità riescono ad aprire nuove porte agli inglesi e sono i brani più rilevanti. "Delta machine" è un lavoro dalla doppia personalità: sebbene tutti i brani siano molto emozionanti e questo è quello che ci si aspetta principalmente dai Depeche mode, quelli più complessi prendono in prestito i vecchi lavori mentre quelli più semplici proseguono sulla scia del disco precedente "Sounds of the universe".

 Cuore e cervello si sposano perfettamente nella durata di un lavoro un pò lungo ma che è candidato ad essere riconosciuto come un grande disco di una band inossidabile.

Voto: ◆◆◆◆◇
Label: Columbia records

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