venerdì 22 marzo 2013

KMFDM - Kunst (Recensione)

Qualcuno lo aveva predetto ma non molti se lo sarebbero aspettato. Qual’è il miglior modo per rimanere sè stessi. Fottersene, di tutto e di tutti, e i KMFDM, ovvero i Nessuna pietà per le masse non fanno eccezione. A pochi giorni dalla pubblicazione del nuovo, attesissimo disco dei Depeche Mode, Delta machine, Sascha Konietzko e Lucia Cifarelli, insieme agli storici Andy Selway, Jules Hodgson e Steve White, nella loro opener del nuovo ennesimo lavoro dichiarano Kill Mother Fucking Depeche Mode. Al di fuori dei gusti di ciascuno, che i DM piacciano o meno, questa dichiarazione di intenti li consacra a gruppo forever underground, che non scende mai a compromessi, nè lirici nè tantomeno musicali, che sono quelli che poi interessano maggiormente. E’ inutile parlare di loro musicalmente in quanto ogni dettaglio sarebbe superfluo, sono all’incirca gli stessi da sempre o, a voler essere più pignoli, suonano allo stesso modo dalla pubblicazione di Attak nel 2002, il disco della reunion e della svolta, sebbene questa sia avvenuta musicalmente molto prima. Industrial rock purissimo per i pochi che non ne siano a conoscenza, chitarre heavy / rock miste a sintetizzatori e doppie vocals maschili (cupe e modificate, di Konietzo) e femminili (dell’italiana Lucia Cifarelli). Questa è la formula. Dal punto di vista tematico i testi sono spesso dissacratori (ma che mantengono sempre una certa dose di humour) e soprattutto, caso unico nel panorama, fortemente celebrativi dell’act stesso. Basti pensare ai loro inni che richiamano continuamente il loro nome, KMFDM, come simbolo di intransigenza musicale, perchè i nostri suoneranno sempre così e saranno sempre così. Parlando degli episodi principali spicca l’opener e titletrack che da sola vale il prezzo del disco, espressione deprecata considerati i tempi in cui viviamo ma che rende bene l’idea. Le liriche, oltre a mandare a quel paese i DM, sono costruite richiamando i titoli dei loro maggiori brani di successo, ma non solo. Lo stesso discorso vale per i i riff di chitarra e i passaggi di synth che hanno pià di qualcosa in comune con tanti dei loro lavori, in modo particolare con Attak al quale abbiamo già fatto riferimento. Kunst è un disco molto più rock rispetto al precedente WTF?!, molto vicino anche ad un lavoro come Hau ruck. I synth invece riprendono sapientemente alcuni dei migliori episodi di Tohuvabohu, ma non finisce qui. Siamo solo all’inizio e i brani sono dieci. Ave Maria è una idea altrettanto geniale. un brano costruito sul dosaggio sapiente di chitarre rock e atmosfere elettroniche, sormontate dalla voce femminile di Lucia, ma la grandezza nel brano sta nel riuso del riff di chitarra di The beautiful people di Marylin Manson, presente in uno dei suoi dischi più importanti Antichrist superstar. La critica verso la Chiesa qui è totale e rappresenta il concetto artistico che accompagna i KMFDM come Grandi Artisti. Il disco prosegue su episodi dello stesso livello come la successiva Quake che vuole trasmettere quella idea di terremoto sonoro e che riesce nel suo scopo. Si badi bene: esistono, nel repertorio dei Nostri, decine di canzoni del genere ma non importa, quel che importa è che oggi, nel mare dei Next big things ci sia ancora chi distrugge tutto per il gusto di farlo, in barba al mercato. Anche la successiva Hello che vede, da buona tradizione di alternanza tra un brano cantato da Sascha e uno da Lucia, è un brano molto ben fatto, che lascia poi spazio alle chitarre di Next big thing. Il messaggio è chiaro: No pity for the masses! Musicalmente è hard-rock ma cosa importa, è una dichiarazione, è forte e potente. E si va avanti così, su scie simili, per brani dai titoli Pussy riot, Pseudocide, Animal out, The mess you made, e, in chiusura, la strana I ♥ Not. Se la penultima traccia si chiude con una inaspettata citazione musicale alla musica heavy, mi viene in mente un assolo che potrebbe essere dei Metallica, il brano conclusivo è una rivisitazione in chiave industrial rock del synth pop tedesco, una sua estremizzazione e, soprattutto, una sua ulteriore derisione. Qui, tra queste note, lo humour è molto forte, la presa in giro è dietro l’angolo. Quella dei KMFDM è indubbiamente un’Arte, è, l’Arte di rimanere sempre coerenti con sè stessi, con i fan, e, soprattutto, con il mondo della musica in generale. Perchè i loro fan si aspettano questo. E questo avranno, sempre. Since 1986.

Voto: ◆◆◆◆◆
Label: Metropolis Records

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