giovedì 17 febbraio 2011

Nils Frahm - The Bells (Recensione)

Nils Frahm, tenete d'occhio questo nome! Nato nel 1982 ad amburgo, ragazzo molto precoce, fin da bambino esplora l'infinito universo musicale a partire dalla classica passando per il rock ed il jazz fino ad arrivare ad appropriarsi di un personale stile neoclassicista. Sempre alla ricerca dell'acustica che più lo appartiene come nella fantastica Grunewaldkirche, gotica chiesa del novecento che gode di un'acustica assai notevole e in grado di accogliere eventi di musica classica; ed è qui che Nils si chiude due notti assieme al suo grande amico Peter Broderick per registrare il suo ultimo capolavoro “The Bells”, installando microfoni lungo l'intero perimetro all'interno della chiesa, riuscendo ad esprimere un sound che oserei dire perfetto per questo genere. Nils inoltre usufruisce esclusivamente solo di pianoforti acustici/biologici e generatori di suoni analogici, roba degli anni sessanta per intenderci. Veniamo dunque a l'attesissimo “The Bells” album contente undici straordinari brani esclusivamente pianistici, che colpiscono anche grazie alla natura della loro nascita, vale a dire un'improvvisazione pura e geniale! L'album apre con “In the Sky and On the Ground”, 55 secondi bastano per capire la suggestività di un'atmosfera in grado di trasportarci tra le mura della Grunewaldkirche tra Nils e Peter. Secondo titolo è “I Would Like to Think” la traccia più lunga dell'album, brano che mi è entrato immediatamente in testa grazie anche agli sprazzi di accordi che rammentano “Pyramid Song” dei Radiohead. Il brano che più colpisce, non solo per l'atmosfera teatrale che racchiude, ma anche per il modo in cui è stato registrato è “Peter Is Dead in the Piano” titolo perfettamente azzeccato visto che Peter Broderick si stende sulle corde all'interno del pianoforte a coda e resta lì per l'intera durata del brano (4:59).


Nils frahm “The Bells”, il consiglio di tener d'occhio questo nome non è solo mio ma anche di uno come Thom York, e si parla di un intervento dei due probabilmente in “The King Of Limbs”. Il genere che questo ragazzo propone non è per tutti, richiede diversi ascolti e particolari situazioni personali, ma anche se non si è appassionati di questo genere, posso assicurare che vi lascerà il segno. Undici tracce per immergerci in una dimensione parallela del proprio “io” più profondo, con un pizzico di malinconia “The Bells” ci accompagna in questo mondo tenendoci per mano, anche se all'inizio può intimorirci, durante il cammino si trova il giusto luogo per sentirsi a proprio agio, chiudere gli occhi e lasciare la propria mente vagare attraverso le note di questo genio della sperimentazione classica.

Label: Erased Tapes
Voto:

Vi proponiamo anche un video di una canzone del precedente album:



3 comments:

Anonimo ha detto...

quest'articolo è scritto benissimo^_^

Anonimo ha detto...

il brano my things è un capolavoro!!! e lui un genio

Anonimo ha detto...

cmq fate scappare la voglia di commentare gli articoli...mettendo l'email e tutto il resto non ti da il permesso di commentare da anonimi si...pazzesco...è proprio vero che se fai le cose per bene sei un poveretto. mah! io il nome lo volevo mettere... ma anche qui burocrazia
KATE

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