venerdì 1 aprile 2011

Roger Miret And The Disasters - Gotta Get Up Now (Recensione)

Roger Miret anima e cuore del Lower East Side nella grande mela HC degli 80's. Roger Miret il ribelle e la street life, la tecchiaggine spinta e due occhi che ne hanno viste tante, forse troppe. Classe '64, figlio di esuli cubani arrivati a NYC negli anni 70, MIret ha vissuto gli anni bui della Bowery sin da bambino, delinquente di strada e skinhead quando i tombini ancora sputavano vapore tra le ombre dei pushers portoricani e delle mignotte. La galera fatta sull' isola di Rykers, l'eroina, le frotte di punks sulla avenue A, gli amori travagliati, le risse con il tirapugni sempre stretto tra le nocchie e il coltello mostrato con facilità ad ogni parola di troppo. Ha speso gran parte della sua vita, con l'amico di sempre Vinnie Stigma, a tirare la carretta della più grande e celebrata NYHC band di sempre, gli Agnostic Front .Sul finire del secolo scorso ha deciso di dare sfogo anche al suo lato più rock'n'roll, quello più distante dalla furia metallica del fronte agnostico e così, imbracciata una Telecaster ha messo in piedi i Disasters.
Questa quarta prova (l'ultimo lampo era il deludente "My Riot" del 2006) conferma una band ancora ben piantata nel filone neo-streetpunk (per capirci quello di Street Dogs, Lars Frederiksen and the Bastards, Far From Finished e se vogliamo US Bombs), segna un indurimento di suono e comunque non raggiunge assolutamente l'apice toccato con il debut e col secondo "1984". Questo "Gotta get up now", uscito per la crucca Peolpe Like You , è un disco tuttosommato fatto di alti e bassi con una produzione eccessivamente dura, curata da Johnny Rioux degli Street Dogs. L'opening "Stand up and fight" ricorda i Dropkick Murphys più randelloni con i cori uligani fusi col classico cantato sbiascicone di Roger. A volte fà capolino la tarantella skincore/Uk'82 ("The Enemy" e "Outcast Youth") con i Clash di Give 'em enough rope sempre nel cuore. Gli Stiff LIttle Fingers di una volta si bevono una pinta con i One Man Army di oggi ascoltandosi insieme Rudie Can't fail e nel post-sbronza partoriscono il titolo dell' album ("Gotta get up now"). La lezione delle bands punk/Oi inglesi degli 80's è sempre tatuata nel cuore dei rudies nuiorchesi e così capita di riascoltare i Blitz e i Condemned ("Faded" e "tales of a short-haired boy"), i Red Alert e gli Skrewdriver in salsa antirazzista ("Knockle a brawler"), gli Sham 69 di The Game ed i Ruts più spinti ("Road To Nowhere"). Il tanfo di benzina delle chevy customizzate si mischia alla puzza di piscio dei vicoli della Londra del Roxy e del 100's ("City Soldiers" e "Red White And Blue"). Dita puntate al cielo, sudore e pogo come si faceva una volta scuotono trasversalmente la memoria dei tempi andati, quando si usciva in strada ad ascoltare Ramones e New York Dolls con i ghetto blasters, prima di andare al CBGB's e gli unici problemi erano trovare la roba ed il cibo per il pittbull. In chiusura del disco appare come per magia un fruscio , il desperate country'a'billy può riconciliare con l'amore e la famiglia anche il più recidivo dei teppisti ("Jr").
Come sempre gioia e dolore sono le liriche banali e bullette di Miret . Denti sputati e mazzate, amici seppelliti, lealtà, odio per i ricchi e per i politici, doc.Martens 'mbaccio ai denti e disillusione per il futuro...un lancio di dadi può essere la metafora perfetta di una vita di stenti. Non sarà un poeta ma parla col cuore e per chi sulla strada ci è nato e da essa ha imparato quelle quattro, cinque regole che ancora lo mantengono in vita può risultare una manna dal cielo, anzi dall' inferno.

Label: People Like You


Voto: ◆◆◆◇◇




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