lunedì 16 gennaio 2012

Ronin - Fenice (Recensione)

Ronin FeniceA quasi tre anni da "L'Ultimo Re", risorgono a nuova vita i Ronin di Bruno Dorella, intestatario del progetto visto nel frattempo alle prese con le sue altre creature (Ovo, Bachi da Pietra). Fenice si presenta come un lavoro molto più accessibile rispetto ai precedenti e vede il cambio alla batteria con Paolo Mongardi (Zeus!, Fuzz Orchestra, Jennifer Gentle, Il Genio, Fulkanelli) che subentra al posto di Enzo Rotondaro. Il tiro instrumental rock in salsa tex-mex resta invariato seppur articolandosi su pieghe più o meno elaborate in contesti differenti. Una cura dei particolari incredibile ed una qualità sonora eccelsa, caratterizza ancora una volta il progetto in un mix di psichedelia desertificata su andamenti minimalisti e rimproveri post-rock. L'iniziale "Spade" è già conferma di un'attitudine e maestria rari, efficace nel suo incedere su geometria Tortoise e longitudini psych d'alto impasto atmosferico. "Benevento" con la sua partenza a razzo, intermezzo westernato e finale su esplosione di fuzz è chiara articolazione di idee e talenti indiscussi. Dalla danza in salsa Morriconiana di "Jambiya" (piano del maestro Enrico Gabrielli) si passa al romanticismo della title track, così cullata dal violino di Nicola Manzan e dalle leggere pennellate di chitarra a rendere un affresco malinconico ed ombroso, una sorta di catarsi che poggia delicatamente i propri umori su una crescita atmosferica ben composta. Si giunge così all'unica parentesi cantata nella struggente essenza di "It Was A Very Good Year" (cover del paroliere Ervin Drake resa celebre dalla rivisitazione di Frank Sinatra) con la magistrale interpretazione di Emma Tricca, brano che vanta anche l'ospitata d'eccellenza all'organetto di Umberto Dorella (padre di Bruno). Lo swing leggero di "Gentleman Only", le ambient-azioni elettro-acustiche di "Nord" e il tribalismo della conclusiva "Conjure Men", con fiati di Gabrielli (flauto e sax), Raffaele Kohler (tromba) e Luciano Macchia (trombone), sono ulteriori conferme del talento incredibile dei Ronin.


Seppur tangibili, ancora una volta, i fondamenti cinematografici del progetto Dorelliano, la Fenice risorge dalle sue ceneri più bella e luminosa che mai, con 9 episodi che sembrano non dovere necessariamente descrivere o decorare spazi e immagini, affascinando dal primo all'ultimo minuto. Consacrazione di un progetto maturo ed eccezionale.

Voto: ◆◆◆
Label: Santeria/Tannen


1 comments:

laico ha detto...

piacevole e niente più. ma niente proprio!

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