lunedì 9 maggio 2011

Gazebo Penguins - Legna (Recensione)

“Legna” è il secondo album dei Gazebo Penguins ed è cantato completamente in italiano. Capra, Sollo e Piter vengono da Correggio, come un certo rocker e non si prendono molto sul serio, come testimoniano i trailer con i quali hanno invaso la rete nel preannunciare e pubblicizzare l'uscita di questo lavoro, tanto atteso quanto interessante e ben riuscito. Imporre un genere ai tre Pinguini sarebbe come tirare il freno d'emergenza di un treno in corsa. Power-punk condito da sclerate screamo (“Il tram delle 6”) emo-core, casino ma sopratutto sfrontatezza nel porsi con passione e coerenza d'intenti nel proporci esattamente quello che ci si aspetta dopo aver visto i trailer sul web. Questa è gente che suona in primis per sé stessi che se poi piacciono a qualcuno non è che si lamentino. Se volete sapere perchè il disco si chiama “Legna” chiedetelo alla band che sarà più che felice di rispondervi. Casualmente le grafiche e le stampe di “Legna” sono state fatte da “Legno”, dal buon vecchio Jacopo Lietti che canta anche una canzone e ha partecipato alla scrittura di alcuni testi di questa “gran pacca di gesù”, mezz'ora scarsa di musica riversata in otto tracce viscerali e dirette come un tram in corsa (a patto che non lo si perda). E infatti inizia così il disco con “Il Tram delle 6”, semplice come una Montagna direbbero i Verme, (visto anche lo zampino di Jacopo nella scrittura del testo) “Dettato” parla degli errori di ortografia (“Odio i refusi nei libri nuovi. E quando abusi di esclamativi...Mi fermo sempre sui dettagli. Ti sbagli, ma lo sai: mi fermo sempre sui dettagli. Un punto che non c'è è un vuoto a perdere”) Andando a leggere tra le righe ci si rende conto che nella semplicità lirica e all'interno del “divertissement” di questo disco, sono radicate in profondità sensazioni e storie che potrebbero appartenere ad ognuno di noi, sviluppate sul concetto dei rapporti tra singoli all'interno della società. Storie comuni dunque. Si parla di loro, di noi, di me, di te. Che poi quando arriva “Senza di Te” (nella quale canta anche il cantante dei Fine Before You Came e Verme, giusto per non citarne di nuovo il nome) entriamo in un loop emotivo che ci costringe a rimetterla dieci volte di fila. Probabilmente il pezzo più emozionante. Un ritornello azzeccato, accattivante che ti entra in testa all'istante. “Senza di te ho perso un po' di ilarità. Berrò di più per annegare la città.” La fine di una storia raccontata attraverso la pulizia di una cantina dove all'interno sono riposti ricordi preziosi dai quali non vogliamo separarci, gettarli via. E restiamo immobili ad osservarli con un affetto misto ad amarezza. Però non pensate male. “Legna” non è un disco triste. Anche se le immagini che rimanda appaiono malinconiche, agrodolci, il tutto è condito dalla sincerità dei tre Pinguini, nel raccontare situazioni quotidiane ,di uomini che vivono in un mondo di uomini e usare queste storie come pretesto nel dare un cuore (o un core, fate voi) a queste otto tracce. Un disco registrato come si faceva una volta in analogico, in modo figo, “tuttiassieme” (o in presa diretta, fate voi). Uniche eccezioni, non fighe ma “da fighetti”, sono “Frate Indovino” e “Troppo facile”, registrate per sovra incisioni. “Troppo Facile” emerge nell'elaborato raddoppio di chitarra che ne delinea armonie tese e chiare, unite a un cantato da singolozzo. “Ci Mancherà”, poi, è la più sentita, la più vecchia composta dalla band, nella quale si parla della paura e della sua assenza in situazioni serie. All'interno di questa si trovano parole come “fantasma” o “partigiano”. Bisogna dunque chiedersi come sia cambiato l'approccio alla paura, una volta della guerra, della lotta per certi ideali di libertà assoluti e oggi invece nell'unica che potrebbe essere quella di non essere accettati o compresi in una società appiattita da certi stereotipi ? Questo non lo so e non so neanche se è quello che vogliono chiedersi i Pinguini. Comunque il pezzo è bello movimentato, gasa tanto e ricorda negli stacchi gli Shellac. “Ci mancherà sempre quella paura che avevi tu; ci resterà un peso in più”

Verso la fine ci si spinge verso sonorità più “metallare” (o stoner, fate voi). “Cinghiale” a detta della band deriva dal fatto che nell'ascolto di questa penultima traccia, ciò che balena in mente è la carica di un cinghiale a testa bassa (“Non metto a fuoco la vita. Guardo sempre in basso”) Sul finale “300 Lire” presenta suoni di chitarra particolari ed è l'unico pezzo in cui si affaccia una sei corde priva di distorsioni. Insomma ognuno degli otto pezzi di “Legna” è come una finestrella sul quotidiano, sul cuore ( o core, fate voi), sul senso di attaccamento a quelle piccole cose che seppur infinitesimali, appaiono importanti e assolutamente da non sottovalutare. Un disco nato da un'enorme urgenza espressiva (badate bene che non è solo una frase di circostanza ma è proprio così diavolo !)

I Gazebo Penguins non sono passati all'italiano per imitare altri gruppi amici (FBYC, TDOAK) ma bensì per permetterci di cantare le loro canzoni ai live (inoltre il loro inglese era piuttosto maccheronico e non valorizzato al massimo) L'11 maggio esce “Legna” in frì daunlò sul sito dei Gazebo Penguins che se poi vi piace, magari, ve lo comprate il 27 (sempre di maggio), per To Lose La Track che ne distribuisce le copie solide. Io vi dico che è un bel disco. Sicuramente da non confrontare con i precedenti ottimi lavori che ne hanno delineato lo stile, in quanto “Legna” appare virare in altre direzioni. Un nuovo inizio per i Pinguini, che si pongono come una delle band più sensibili, empatiche e allo stesso tempo sfrontate (probabilmente persino disinteressate a questa recensione) dell'intero panorama nostrano.

Label: To Lose La Track

Voto: ◆◆◆◆◇

A questo link il frì daunlò di Legna !!!

Leggi qui l'intervista ai Gazebo Penguins

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