venerdì 9 settembre 2011

One Sixth Of Tommy – You’re in my head (Recensione)

One Sixth Of Tommy – You’re in my headFate come vi pare, rigiratela come volete o dategli le vostra integerrima interpretazione, ma il soft-pop, quello delle ballatine tenere come erbetta di campo e veloci nel lasciare traccia del loro passaggio come una goccia che verticalmente, dall’alto verso il basso scende su di un vetro in una giornata di pioggia avrà sempre lunga vita o perlomeno sarà sempre adottato e adattato da stati d’animo sensibili e incessantemente innamorati di qualcosa, e questo è un “mercato di cuore” che non conosce crisi né indici Nasdaq. Scommetteteci su quello che volete.

Notate dal produttore Chris Hughes, le tre “ragazzine” inglesi che formano gli “One Sixth Of Tommy” prendono subito l’opportunità concessagli per incidere nella neonata Helium il loro primissimo lavoro “You’re in my head”, un undici piste tenero, soffice e delicato come le ali di quelle farfalle – purtroppo annientate - immortalate nella cover; e da un giro di ricognizione la sensazione che band come Cardigans e magari voci come Susan Vega possano avere trovato nel trio future “ereditiere di scena” è forte, ma meglio ancora dare tempo al tempo, anche se le premesse spingono forte.

Chitarre timidamente sfiorate o spennate con grazia, la voce asessuata di Jordan Martin e quel pianoforte che sembra suonare nel salotto buono di una zia del Galles famosa per i biscotti al miele, fanno di questo “primaticcio prodotto” uno svolazzo tra arcobaleni e amori adolescenziali, la tenerezza di un cono gelato caduto sul vestito nuovo e un boy che non si riesce a rimorchiare all’uscita da scuola; poche cose e semplici ma che danno un ristoro uditivo inimmaginabile, nulla di reazionario o ben più in la di Copernichiana inventiva, solamente bon ton e bella armonia tra lo spensierato e il tristone che permette anche di riflettere, se uno vuole.

Pop da tunes e rilassamento, la grazia innocente di un trio tutto al femminile che mette dentro il disco le titubanze, i rossori, le piccole conquiste e le precocità della vita di una giovane generazione; una musica cangiante, fatta di ballate su pozzanghere “Care about it”, “Butterflies”, piccole fragilità allo specchio “No listening”, il desiderio di scappare dalla testa “The pact”, l’amore intimo di una confessione dentro un diario “For always” o la lacrima che riga un tramonto ottobrino “It’s alright” insomma un album che da una risposta plausibile a chi cerca nella musica una piccola nuvoletta su cui adagiarsi per poi perdersi.

Consigliatissimo e antistress.

Voto: ◆◆◆◆
Label: Helium 2011


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