martedì 18 ottobre 2011

The Sickle – Hung up to dry (Recensione)

The Sickle – Hung up to dryI padovani Dave Falciglia, Domingo Cabron e Pupilla, per gli addetti ai lavori e un po’ più in la The Sickle, giocano da canaglie e con i ghigni sardonici di chi a che fare con l’energia giovanile e post-rebel del punkyes denaturato e del vacuum acchiappa-figa del power-pop, e con il loro debutto tutto concentrato come birra da endovena “Hung up to dry” vanno ad appassionarsi e ad attingere, da quel Pozzo di San Patrizio sonoro che chiameremo la Bay Area Californiana, vizi, virtù, scapicolli e autocelebrazioni di un’infinita voglia di esplodere virtualmente come cugini- eroi ( di centesima sfornata) di quella fenomenologia a stelle e strisce tutta denti bianchi, tose a go-go e muscoli gonfiati a Blink 182 e Goo Goo Dolls.

Dodici tracce dalle quali non bisogna pretendere nulla di preciso, solo loud fisso verso il limite alto, poghi e stage diving assicurati, rimorchi di sguinze idem; è solamente un forte lavorio ai fianchi di hook e incisi che strizzano occhiolini a Jimmy Eat World, Offspring, Sum 41, Green day, pruriti di Guttermouth, linguacce alla The Vandals, praticamente il classico catalogo oversize di quello che viene definito “il parco dell’eterno brufolo con le T-shirt contro Dio e il cane del vicino di casa”, collezione di senza patria e appartenenza, come un rifiuto anarco-teen che rovista nei garbage-can di mode transitorie ed istinti ex-selvaggi che mordono senza più denti.

Comunque un sound gradevole, ben suonato e di serie, che aggredisce chiedendo permesso con l’energia sciolta dell’elettricità “Hung up to dry”, “Without guarantees”, spacca nel sonic-bang punk’n’roll “Don’t you fail to try”, urla nel larsen “Before I met you after you’re gone” e fa consumare accendini accesi come candele immolate ai sentimenti in ballate strizza-cuore “Reruns and remakes”, rapiti tra cristallini arpeggi runnies “It’s just rain”, “Second round” e tra la spennata acustica che merletta “The one key to happiness”; ripetiamo nulla di nuovo sotto il sole, ma nulla di stucchevole, sono solo ottime non divagazioni che “omaggiano” gli eroi sopraesposti, ma che mettono in evidenza un trio, una band che ha il polso giusto per creare qualche novità “personale” senza chiedere aiuto alle fregole d’oltreoceano. Ad ogni modo, appena il disco finisce un forte mal di schiena ti assale ferocemente con la forma di uno smile oltraggioso. Boh, vacci a capire qualcosa !?!

Voto:
Label: Secondo Avvento Produzioni


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