mercoledì 12 ottobre 2011

Skinny Puppy - Handover (Recensione)

Skinny Puppy - Handover2007 - 2011. Sono passati 4 anni da quel Mythmaker che sembrò spostare ulteriormente i binari dei rinati Skinny Puppy verso una elettronica sempre più preponderante nei confronti della musica più industriale e, se possiamo chiamarla tale in questo caso, electro body music. In realtà, a scanso di equivoci, gli Skinny Puppy non lo sono stati mai veramente e al 100%. Passano gli anni e il disco che mi accingo a recensire diventa sempre più un mistero, addirittura si pensa che sia tutto un bluff, che i canadesi Nivek "Ohgr" Ogre, cEvin Key e Mark Walk si sarebbero nuovamente sciolti dopo i due dischi del ritorno. E così noi mettiamo le nostre Hands Over la nuova uscita. C'è da dire che l'attesa è stata davvero snervante, soprattutto quando si è scoperto che il tour - disco In solvent see non esisteva al di fuori del nome, ricordo ancora il momento in cui un comunicato disse che la SPV germany non volle pubblicarlo perchè stava andando in fallimento e si sa, gli SP non avrebbero cambiato la rotta, anzi. Comunque sia è sempre difficile affrontare un loro lavoro, in quanto hanno sempre avuto le grandi doti di cambiare radicalmente discorso di disco in disco, al contrario di altri act dello stesso tipo che hanno puntato sulla riproposizione di formule ben collaudate, e, nonostante questo, i nostri hanno sempre fatto centro, anche se la critica non è sempre concorde al riguardo...Handover è un disco - ponte tra due epoche...le due epoche dei canadesi, quella che inizia con il Remission E.P. del 1982 e che finisce con The Process, disco dello scioglimento del 1995 a firma American Recordings, avvenuto a causa della morte per overdose del tastierista Dwayne Goettel, e quella che inizia con The greater wrong of right del 2004, disco del ritorno e prosegue ancora oggi con il lavoro in questione. Le differenze tra questi due periodi sono tante. Basti dire che nella prima le composizioni sono scritte in prevalenza da Ogre e da Goettel, mentre nella seconda sono principalmente opera di cEvin Key. In tutto questo ci sono i loro progetti paralleli, parlando di quelli attuali i principali sono OHGR di Ogre e Download di Key, due generi completamente differenti. OHGR, ne parlammo tempo fa, ha una vena più "dark" e in generale più cupa, mentre Key in Download sperimenta nell'IDM e nell'elettronica pura. Senza dilungarci ulteriormente, sebbene siano state scritte pagine su pagine riguardo il modo in cui il nuovo disco avrebbe suonato, generando una diatriba in stile Ogre vs Key, passiamo al disco in sè, e cominciamo dal momento in cui spingiamo il tasto play. Ovirt. Prima traccia. La prima cosa che capiamo è che alla fine ha vinto Key, continuando il discorso iniziato con il precedente Mythmaker ma compiendo un relativo salto nel passato, più precisamente negli anni del Processo. Sì, quel Processo così amato dai fan dell'industrial metal, che gli Skinny arrivarono a creare estremizzando la formula dei dischi precedenti sulla base di quanto fatto dai loro cantori Ministry in quegli anni, quel Processo che fu così amato dai fan e così odiato dalla critica purista della musica industriale. Un muro di esperimenti e di sovrapposizioni elettroniche si fondono creando un marasma che non ha più nulla di fisico, nè nel senso di un TGWOR nè in quello dei loro dischi del periodo VIVIsectVI - Process. Alcuni hanno già gridato che si è trattato di un ritorno alle idee di Bites e Mind : The perpetual intercourse, ma è tutto diverso, ancora una volta diverso. La formula è semplice. Key crea l'intricatissima trama elettronica e Ogre supporta con vocalizzi figli del suo progetto Ohgr, e che erano già presenti in alcune canzoni sperimentali contenute in TGWOR. Cullorblind. E' una canzone lenta e riflessiva, come quelle che gli Skinny scrivevano un tempo, ricorda Candle, ricorda ancora una volta il Processo, ma lo ricorda in chiave maggiormente elettronica, la voce è narrativa e riflessiva...ma è sicuramente più lineare e più forma canzone. Insomma, è un ponte tra il Processo throbbinggristleiano e il futuro dell'electro industrial. Wavy inizia con una chitarra acustica che presto lascia il posto all'influenza di Key. E' l'ennesima riproposizione del giro di Revolution 9 dei The Beatles, che i nostri hanno utilizzato e rimaneggiato come tratto caratteristico dei loro ultimi lavori, il significato del quale non è mai stato noto. C'è qualcosa di strano ed esoterico che sa degli incontri con Genesis P-Orridge e del Temple of Psychick Youth. Ashas è un incrocio tra Ohgr, il Processo e Last rights. In questo caso la marzialità del ritmo riprende canzoni come Knowhere, rivista attraverso il Processo e sorretta da un cantato modificato che ritroviamo in Undeveloped. Gambatte è un pezzo alla Download che riporta ancora una volta a Last Rights, ma cantato alla Ohgr secondo il suo nuovo modulo stilistico. Icktums inizia con una autocitazione di Key al brano Download presente in Last rights, sorretto da un beat in 4/4, con la voce di Ogre a completare uno degli episodi migliori. Point prosegue sulla stessa linea della sperimentazione elettronica, giocando su una vasta gamma di effetti. La voce di Ogre è particolarmente modificata, si può pensare, ad opera dello stesso cEvin Key. Brownstone ci ripresenta gli Skinny Puppy più elettronici e cupi, anche se quello che fa la differenza qui è una insolita voce narrante e un beat 4/4 lineare di fondo. L'atmosfera ricorda i dischi degli anni '90. Vyrisus è un'altra ballata post-apocalittica che riprende nuovamente il Processo e non aggiunge molto a quanto detto prima. Village è il pezzo più diretto e più industrial metal, che ricorda i Nine Inch Nails, i 16 Volt e i Ministry, ma, ovviamente, rappresenta una autocitazione ripensando ai brani rock più duri degli anni '90, seppure in chiave decelerata. Noisex è un calderone di elettronica in stile Download, che ricorda l'omonima traccia del gruppo presente in Last rights, e allo stesso tempo riporta in mente tutte le produzioni del progetto omonimo. In definitiva è un ottimo lavoro, migliore se vogliamo rispetto al precedente Mythmaker, più diretto. Nonostante questo, a Handover manca qualcosa. Manca la rabbia, l'atmosfera cupa, i vocalizzi strazianti di Ogre, le tastiere del compianto Goettel, la rabbia, quella rabbia che nasce dal senso di frustrazione generato dalla droga dalla quale tutti i membri erano dipendenti. Ora hanno affermato di vivere la vita in modo più positivo, di avere allontanato lo sconforto verso un mondo che ora guardano e vivono con occhi diversi. Quel che resta è un ottimo lavoro, un capolavoro, se vogliamo, di musica elettronica mista a industrial e a musica sperimentale. Nonostante si possa essere felici per la loro ritrovata pace in loro stessi e nei confronti dell'umanità, continuiamo a preferire i loro vecchi dischi e i loro vecchi brani. Si tratta comunque di uno dei loro dischi migliori, ma non il migliore.

Voto:
◆◆◆
Label: SPV

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