giovedì 24 novembre 2011

Atlas Sound – Parallax (Recensione)

Atlas Sound – ParallaxBradford CoxAtlas Sound” si è fatto le ossa, si è allungato di spirito e sfumature, non è più lo smilzo “ingegnere del suono spaziale” che frequentava le paratie stagne di una chiusura mentale, nonché sonica, regina incontrastata di lazzi cosmici e futuribilità dai dubbi stratificati, si è redento ad un suono più fisico, accessibile, più plasmabile ad orecchi multipli, e con esso ha spento anche di un poco la luminaria artificiale che ha sempre contraddistinto le sue lavorazioni discografiche per essere più avvicinabile dal chiaroscuro e quindi all’affabilità intima e confidenziale di un – finalmente – resoconto di vita.

Parallax”, in un sofisticato parallelismo con il precedente Logos, vice di una forza propulsiva che di certo non ci si aspettava, quel suono praticamente come “suonato da solo” che allarga subito la cerchia d’ascoltatori dell’artista di Athens (Georgia) e che va a definire una buona variazione sugli intenti primari che questo progetto psich-pop si propone; dodici tracce nella versione normale, quattordici nella versione Giapponese che si dotano di quell’effetto straniante che può suscitare solamente un disco intero dei Deerhunter con Cox in prima fila e le nebbioline a gocce di una wave sempre nella soggettiva e mai in discussione.

Tutto si fa introspettivo e molto distante da memorabilie sonore come Quick Canal o Walkabout, ma si può godere anche con questa nuova temperanza che Cox mette in piedi tra decadenze colorate “My angel is broken”, in mezzo alla liquidità effettistica che goccia in “Te amo”, il tic Merseybeat di “Mona Lisa” che vede Andrew VanWyndgarden dei MGTM sedersi alla batteria, la ninnananna psichedelica e astrale “Flagstaff” per arrivare alla ballata multisensation che tratteggia impalpabilmente “Doldrums” e che – per pochi secondi al volo – fa rivivere l’amore primo di Cox, il volare via senza patente tra cirri e asteroidi che si posizionano al confine dello sconfinato.

Da passare più di una volta sullo stereo, ma comunque ancora grande, instancabile Bradford.

Voto: ◆◆◆
Label: 4AD

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