martedì 8 novembre 2011

Bugo - Nuovi rimedi per la miopia (Recensione)

Bugo - Nuovi rimedi per la miopiaIl nuovo disco di Bugo, “Nuovi rimedi per la miopia”, si pone più come foglietto illustrativo che come cura: del resto, l'assenza di grosse pretese e la modestia – in senso etimologico: il modus, la misura – hanno sempre caratterizzato le corde lo-fi della sua produzione musicale. Se nella Grecia antica il cantore cieco era considerato capace di vedere oltre la realtà stessa, amplificando con l'ausilio degli altri sensi e di un sensibilità superiore gli stimoli dell'ambiente circostante, è spontaneo domandarsi quali possano essere le caratteristiche, nell'età odierna, di un cantore miope. La risposta di Cristian Bugatti passa attraverso dieci canzoni accomunate, su tutto, da una base ritmica incalzante e sempre sostenuta, in una rispondenza tra forma e sostanza a volte aderente e a volte volutamente contraddittoria. Il filo conduttore è il tempo, che il cantautore dichiara fin dalla prima traccia di non avere a sua disposizione. Mentendo, perché l'attacco del disco propone un'andatura serrata, un ritmo perfetto, e mentre il brano corre verso la fine, immaginiamo un Bugo Bianconiglio perso in una società che consuma i nostri istanti soffocandoli con numerose e non necessarie sollecitazioni e inglobando tutto in una spaventosa labilità. Numerose soluzioni nelle basi elettroniche – eredità di “Nel giro giusto”, in tutto l'album in forte debito con alcune sonorità di Battiato – ricordano lo scorrere incessante degli attimi. Protagonista di questa corsa, il cantore non si accontenta più dei suoi soliti punti di riferimento che pure ci propone come negli album precedenti - un onnipresente Battisti, le influenze beat – ma cerca un qualche appiglio più in alto, con rimandi lessicali a un gergo sacro e spirituale che rappresenta la vera novità del suo recente lavoro. Come se nella dimensione intima di una qualche forma di fede potesse risiedere la cura verso cui il foglietto del medicinale ci indirizza, con le controindicazioni e le dosi consigliate. Forse confuso dalla distanza di una divinità eventuale, lo sguardo miope si perde e perde al contempo di vista l'obiettivo: è per questo che nella sua pur interessante ricerca, il disco di Bugo risulta non tra i migliori. In particolare manca una canzone che emerga dal groviglio delle altre, così come, nonostante ben due tentativi in tal senso - “I miei occhi vedono” e “Ora respiro” - nessuna ballad è intensa quanto “Che diritti ho su di te?”
I testi, belli, giocano su contrapposizioni tra luce e ombra, vista e cecità, ma i contrasti più evidenti nel disco sono quelli tra spunti ottimi e idee a volte sottotono rispetto alle grandi potenzialità del proprio autore.

Voto:
Label: Universal

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