giovedì 10 novembre 2011

The Gift - Rebirth (Recensione)

The Gift - RebirthGli album che celebrano un ritorno da una lunga pausa possono anche attendere di esser recensiti. Dato che questo dei The Gift arriva dopo 25 anni di silenzio, abbiamo voluto attendere anche noi il momento giusto per dedicarci ad una band di così grande spessore. Per l'occasione ho rispolverato un importante libro dal nome "il Rock in Abruzzo" di Luigi Di Fonzo, edito nel 2000, una preziosa testimonianza ricca di storie, interviste e un censimento con un'appendice dedicata alle fanzine e ai fans club esistenti in Abruzzo. A pagina 53 de "Gli anni Ottanta a Pescara" c'è scritto: "Nei loro quattro anni di vita, i Gift (Danilo Burchielli e Stefano Alici alla chitarra, Belfino De Leonardis al basso, Pino Petraccia alla batteria, Luico Rosati e poi Ugo Sala alla voce) hanno fatto numerosi concerti, partecipato a festival in tutta Italia (Match More, Piper - Roma) e inciso due dischi e un demo. «Mandavamo il nostro materiale a tutte le riviste e facevamo di tutto per essere recensiti ed essere presenti alle rassegne rock più importanti», ricorda il bassista Belfino De Leonardis, fondatore dell'etichetta Cave Canem e socio della Spray Records, service "storico" dei gruppi pescaresi". In questo ricordo troviamo uno splendido esempio di una band d'altri tempi che in quest'Era del "fai da te & fai tante date", dovrebbe incoraggiare le nuove band, che difficilemte riescono a sopravvivere in questi tempi in cui pare impossibile emergere rispetto al passato, nonostante ci sia il web. I tempi sono cambiati anche per loro, ed anche se la grinta c'è ancora un disco del genere non ha più quell'appeal di una volta. Il pubblico e gli ascoltatori sono diversi, e colui che sta recensendo non potrà mai sapere com'è stato fare rock negli anni '80 in Abruzzo. Quello che so invece è che questo disco andava fatto, soprattutto in memoria di Stefano Alici, misteriosamente scomparso. Dopo di questo viene la parte scomoda, quella in cui "Rebirth" non ci regala grandi emozioni, anzi se si pensa di voler trasmettere attraverso questa musica quella scintilla d'entusiasmo persa negli anni, siamo fuori strada. I giovani d'oggi stanno vivendo un perido artisticamente parlando scadente, e dischi del genere non aiutano. Che senso ha fare uscire un disco nel 2011 che propone le stesse cose che ci hanno proposto band di più ampio raggio e che tutti ancora ascoltano? I giovani cosa dovrebbero trovare d'interessante in tutto questo? Non per mancanza di rispetto per le nostre origini, ma non è piacevole ascoltare un disco che tenta d'imitare, palesemente in "Frankie Says" i Velvet Underground, in "For The Rest Of My Life" Van Morrison, canzoni ai limiti del plagio. I Gift si concedono anche una cover di "Taxman" dei Beatles, ma ciò che ci rende ancor più perplessi è nel finale con "Searchin' For J." in cui tentano di omaggiare Jimi Hendrix non riuscendoci. In quest'album i brani da salvare sarebbero quelli in cui si sente la farina del porprio sacco, quindi "Desperate Dance", "The Change" e "The rain is like the sun", ma che stentano a farci credere che i The Gift hanno ancora molto da dare.

Il compito di aggregare in un disco passato, presente e futuro non è riuscito.

Voto:
Label: Automatic Records / Goodfellas

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