sabato 3 dicembre 2011

Sense Of Akasha – Splendid Isolation (Recensione)

Sense Of Akasha – Splendid IsolationI Broken Social Scene che albergavano in affitto nel precedente “People Do Not Know Who Rules se ne sono andati, ed ora la nuovissima rappresentazione sonica “Splendid Isolation degli Altoatesini “Sense Of Akasha” vive di un’emozione essenziale, uno slow-dive dannato nel buio catrame del post-rock, una discesa che rilascia tensione come a commentare un’invisibile noir teatrale particolarmente fumoso e torbido; non è una sottrazione continua degli elementi quella che la band mette in opera, ma la digressione fruttante di una sonora sostanza che va a pescare lussazioni esistenziali, devianze elettriche, elettronica fluttuante e divagazioni ariose, la farmacopea basale per un viaggio ed un ascolto al centro di un piccolo rinascimento underground.

Ma anche in questo bel disco ci sono blues da piangere, quella raffigurazione di bellezza e scariche di bravura che “avanguardiano” minimalismi d’organo ed echi riflessi “The real unreal”, la melodrammaticità furiosa di watt metallizzati “Uneasy dreams”, la vertigo assatanata d’ampere che sbava in “Your’e free and that is why you are lost” o la splendida gemma di “The happy melancholic” che contiene un frame del compositore francese Pierre Henry tratto dalla Symphonie Pour Un Homme Seul; una sinfonia estemporanea questa dei SOA? Una pienezza di potenza e talento che è poi lo spirito del loro tempo? Assolutamente si, non ci vuole molto ad intercettare, tra le pieghe della tracklist, il sincronismo perfetto di un gusto filologico per il fortunato ordine del caos “Ingredients for total chaos”, ma anche una tendenza a fissare la mente, forse una fissazione o magari una forma strana di meditazione interiore, che si fa nitida tra il torbido e l’amplificato, tra l’angelico e il diabolico prendendo il bandolo d’anime tese e animi geniali, lubrificandoli poi d’orchestrazioni ascensionali.

Slow motion, epilettismi e fronzoli all’osso fanno la vena centrale di quest’ottimo album, un senso deciso di un induismo monikerizzato, dissonante ed in controtempo che si fa irresistibile una volta che il jack penetra lussuriosamente l’ampli.

Voto: ◆◆◆
Label: Riff


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