domenica 4 dicembre 2011

Peter Kernel - White Death & Black Heart (Recensione)

Peter Kernel - White Death & Black HeartMi è capitato di vedere dal vivo due volte questa band svizzero/canadese, nei maggiori festival alternativi abruzzesi, la prima volta al Soundlabs (dove ebbero la fortuna di aprire il festival sostituendo in extremis Lightspeed Champion che aveva dato forfait, una serata in cui c'erano come headliner i Mogwai), l'estate scorsa si sono esibiti all'IndieRocket (dove i big erano invece i Trans Am).
In entrambe le occasioni sono stato attratto dal loro carisma, dove ho immediatamente pensato, ecco finalmente dei veri indie. Abbiamo il brutto difetto di appiccicare un po' ovunque l'etichetta indie, non sapendo come sono fatti dentro questi musicisti indie.
Attenti, perché questo non vuol dire stare in canoni prestabiliti, i Peter Kernel ne sono un esempio, di quella sottocultura che se ne frega dell'apparenza ma che sul palco ti rapisce perché sprigiona quel fascino particolare, dove non sono i personaggi ad emergere ma è solo la musica. La differnza sostanziale con i Sonic Youth è questa, perché loro erano capaci di stregarti in mille escamotage, invece il vero indie di oggi ti rapisce con due accordi noise, sparati e urlati in faccia, senza un minimo di risentimento emotivo.
Questo un po' si perde nel disco, con loro non bisogna pretendere ma accettare le scelte stilistiche, ad esempio, cos'è quel gatto nero in copertina, senza una scritta, ma solo due occhi che ti guardano perfidi, ti catturano. Bene, il disco suona come quel gatto, non c'è nulla da fare, le copertine se ben scelte sono il bigliettino da visita migliore per sapere cosa si può trovare nel disco. Ma oggi chi è che ascolterebbe un gatto nero? È da sfigati, non vi pare?
No, nell'arte la scaramanzia non esiste, ci sono stati esteti che hanno costruito intere opere attorno ad essa, ma in questo laboratorio sonoro non ci è pervenuto nulla di simile, a parte il titolo del secondo brano "I'll Die Rich at Your Funeral".
La loro è un ironia sottile, dove dal primo all'ultimo brano ci ricordano che: "non c'è più nulla da ridere", sin dai primi minuti: "We don’t care about, having something fast, making something last, building up our past, we don’t care, we don’t care about, parties, drugs, fashion, girls, power, people, melody, We don’t care, All we want is uh uh, uh uh", infatti noi tutti abbiamo bisogno di più "Uh Uh Uh", ed hanno perfettamente ragione in "Tide's High" nel dire: "The people understood that the situation is no longer under control, the captain is nowhere to be found, the rafts are few, now we can hear the cannon balls blast, but there’s no trace of the pirates ship".

I Peter Kernel ci propongono una musica piacevole ed anticonformista.

Voto: ◆◆◆◆◆
Label: African Tape / On the Camper Records

0 comments:

Posta un commento

 
© 2011-2013 Stordisco_blog Theme Design by New WP Themes | Bloggerized by Lasantha - Premiumbloggertemplates.com | Questo blog non è una testata giornalistica Ÿ