lunedì 30 gennaio 2012

The Maccabees - Given to the wild (Recensione)

The Maccabees - Given to the wild (Recensione)Si sono guadagnati l'epiteto di "salvatori dell'Indie-Rock inglese" con i loro precedenti lavori, "Colour it in" (2007) e "Wall of arms" (2009), creando i presupposti per l'onda perfetta.
Il singolo rilasciato il 15 novembre 2011, "Pelican", è in puro stile Indie-Rock, ma si trattava solo di pastura: quando vai a pesca di tonni per pasturare butti delle sarde in mare, così i grandi pesci abboccano all'inganno, loro hanno optato per un pellicano, animale oltremodo più fine.
Il singolo è un bel brano, perfetta hit radio, in sintonia con ciò che di buono hanno fatto in passato, ma l'immagine è a solo scopo illustrativo, e più scavi nel disco e più "Pelican" appare come una nostalgica epifania alla Dubliners.

"Sarà un disco qualitativamente simile ad una colonna sonora". Orlando Weeks, voce e chitarra del gruppo inglese. Si scopre che alla produzione c'è di mezzo Bruno Ellingham (Massive Attack e LCD Soundsystem), e l'affermazione di Weeks inizia a prendere forma.
L'intro di "Given To The Wild", che porta il nome del disco, spinge l'ascoltatore verso la dimensione onirica, sulle soglie del sogno lucido, poi parte "Child", vicina ai Foals, che ben racchiude, a differenza del singolo "Pelican" tanto citato, l'essenza del disco, ossia: un suono denso e soffuso che abbraccia quasi ogni traccia, che funge da trampolino di lancio per picchi di intensità notevoli ( "Ayla", "Grew Up At Midnight" e "Went Away" ).
Si prestano bene anche i fiati, facendo la loro comparsa in alcuni crescendi qua e là. In questa evoluzione stilistica si tira fuori dall'armadio il mood sintetico in cui trova spazio anche un filo di elettronica ("Go"). Nel suo insieme, "Given to the wild" rappresenta un ricercato lavoro, mirato ad un'evoluzione dal sound che li aveva caratterizzati fin dall'esordio, sul quale avrebbero potuto speculare per ancora qualche anno buono, e il risultato sono atmosfere e suoni capaci fin da subito di farsi intime e personali ("Slowly One" e "Forever I've Known").


Premetto che la locuzione "nel suo insieme" tende solitamente a sminuire la portanza dell'oggetto in questione, e in questo caso non fa eccezione. Qualche chiacchierata con Chris Martin deve esserci scappata (vedi "Heave"), e come controprova anche l'etichetta genere di iTunes è passata da Indie-Rock per i brani dei precedenti due dischi, ad un più cautelativo Indie-Pop, definizione che si presta discretamente bene per descrivere in che genere collocare, o accostare, quest'ultima fatica del quintetto di londra.
In conclusione, abboccato alla pastura pellicano ed affascinato dall'intro, i presupposti per uscirne entusiasti da questa maratona di 50 minuti c'erano tutti, però queste tredici tracce - facendo un parallelo sportivo - suonano come una discreta squadra con qualche talento ed una buona coesione, ma ci vuole tempo per sviluppare un gran gioco. Il cambio di rotta è iniziato, si dice che ad andar piano si vada più lontano, e le premesse possono anche starci, ma per ora del presupposto onirico paventato nell'intro, resta ben poco.

Una piacevole colonna sonora per guardare dietro un vetro, traffico e passanti, muoversi sotto una pioggia leggera, il più delle volte, in slow-motion.

Voto: ◆◆◆
Label: Fiction

4 comments:

Anonimo ha detto...

Penso che la recensione sia stata un po' troppo dura nei confronti dei 5 ragazzotti britannici, che hanno cercato, con marcato successo, di evolvere il loro stile.
"Given to the wild" segna finalmente la nascita della farfalla tanto attesa.
E' vero che i gloriosi tempi di "Lego" possano sembrare ormai lontani ma rappresentano tuttavia un'eco indispensabile per comprendere la loro evoluzione.

Filo ha detto...

Non capisco perché debbano essere considerati i salvatori dell'indie-rock inglese. Sembra un disco dei Coldplay, ai tempi di Parachutes. Niente di più niente di meno.

Fabio Fortuna ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Fabio Fortuna ha detto...

Il riferimento a "salvatori.." è riferito ai primi due album.
Per questo, la penso di base come te.

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