venerdì 16 marzo 2012

Jester at Work - Magellano (Recensione)

Jester at Work - Magellano Ci sarebbe da chiedersi quanto la dimensione privata influenzi artisti intenti a far, più che arte, artigianato. Opere rustiche che nascono dalla propria estensione più intima per poi abbracciare la causa live nei locali di turno, portando quelle atmosfere e suggestioni impresse tra le proprie quattro mura in ambienti più ampi. Magellano oltre ad esser stato il primo esploratore a circumnavigare il globo è anche il nome della via in cui vive il pescarese Antonio Vitale che decide così di intitolare il suo secondo album. Magellano nasce nelle immediate vicinanze di un porto e mostra i tratti tipici di un'opera minimale ed introspettiva sviluppatasi attorno ad esigenze artistiche fortemente incanalate in contesti artigianali. Ne è forte prova l'uso della registrazione analogica, quel fruscio di fondo onnipresente, quasi protagonista in quei brevi silenzi che emergono tra accordi e arpeggi di chitarra, strumenti accessori come il metallophone ed una voce che sembra quella di un Lanegan con meno nicotina in gola e dotata di quella leggerezza impalpabile che tanto ci fece amare Nick Drake (“vedere “The Branch” e Come Back Soon”). C'è dunque di fondo un forte richiamo alla tradizione cantautorale anglosassone (John Martyn) e d' oltreoceano (Tim Buckley e, i più recenti, Will Oldham e Elliott Smith), in un songwriting maturo e convincente. Il calore emozionale dell'opera nel suo insieme si avvale anche di episodi tipicamente più aperti alla sperimentazione come “Green Eyes” o abbraccia la causa folk più classica in “Little Sad Song”, breve intermezzo a là Johnny Cash corrotto solo da accenni fantasmagorici di piano vibrato. Le pennellate dell'affresco si fanno più cupe e, se possibile, ancora più confidenziali sulle note di “Deep Black Sea” e “Unsolved (Mistery) Misery” mentre, a riprova di un talento versatile, giungono le mantriche lisergie di “Estacion 14” o l'indolenza crepuscolare di “This Night Will Be Dead”, a lasciar intendere quanto lo stile di Vitale si ponga come una sorta di vademecum dell'estetica d'autore globale. A mettere il punto ad un lavoro che, senza saperne la provenienza, difficilmente assoceremmo alla nostra penisola, vi è la splendida “Alphabet Tree” legata ad una tradizione country-blues immortale che non potrà mai smettere di affascinare.

Come Magellano partì per mari e terre inesplorate, così Jester at Work è pronto per salpare da quello stesso porto nei pressi del quale questa bellissima prova ha avuto origine ed inserirsi meritevolmente in un contesto musicale più grande. Mettetevi comodi, tabacco in una mano, bicchiere di whiskey nell'altra e lasciatevi andare tra le pieghe acustiche e pregne di salsedine di Jester.


Voto: ◆◆◆◆

Label: Twelve Records

1 comments:

Angelo M. ha detto...

Grande disco, veramente. Per tutti quelli che amano coloro citati nella recensione...

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