sabato 15 dicembre 2012

Deftones - Koi No Yokan (Recensione)

Koi no yokan: non ti amo ancora, ma so che ci ameremo.

E rimango in bilico, turbato dalle grida di un dolce vento immaginario che mi accarezza per poi levarmi il respiro. Un paesaggio sfocato quello che i Deftones ci raccontano in questo disco, dai contorni mostruosamente ammorbiditi e denso di ombre che ballano nella tempesta il ritmo primordiale di una danza macabra. Ombre minuscole, soffocate dal proprio ego gigante e dalla paura di sfiorire al primo alito di brezza. Chi siamo noi, se non ombre? Abbracciamole e danziamo con loro! Con la sua atmosfera inquieta, aperta come uno squarcio nell'infinito e serrata nel mutismo della disperazione ormai marcia, Koi no yokan è un disco che grida in faccia la verità senza mezzi termini. E poi ci prende per mano. Ci conduce in una valle di arpeggi e dissonanze onirici, sogni romantici e tempeste. Una dimensione fluttuante, mia Rosemary, forse migliore della realtà. Ma è un sogno quello dove Chino Moreno e soci cercano di trascinarci: dove amarsi è facile e tornare ad amare fondamentale. E fa male, come una stangata dietro il collo tornano le chitarre pesantissime a vivificare la carne sopita in una morsa d'acciaio.
Un album pienamente all'altezza delle aspettative e un gruppo abilissimo nell'esplorare la crudezza dell'etereo chiarore che confonde la nostra realtà.

Voto: ◆◆◆◆◇
Label: Reprise

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