mercoledì 27 marzo 2013

Radiodervish - Human (Recensione)

Altro giro altra corsa, tornano per cullarci in un ottimo viaggetto tra Mediterraneo ed il calore della world music, ma non solo, sarebbe riduttivo; quello dei Radiodervish è un percorso che dura da sedici anni sulle onde talentuose del racconto messo in musica, del cammino prestato alle immagini che Michele Lobaccaro e il palestinese Nabil Bay all’anagrafe Nabil Salameh ad ogni loro uscita discografica rilasciano con un pads emozionante e liberatorio, senza passaporto alcuno.

"Human” è il disco delle storie cantate, di quei miracolismi quieti e di trasporto in cui odori, colori, astri e umanità si mettono in fila per farsi ascoltare, uomini e fatti, una stupenda lettura di quello che c’è intorno a colpirci dentro e farci pensare, tremare o almeno prendere in considerazione che non siamo i soli a respirare; dieci tracce per un disco che si apre come sempre al mondo, cantato in italiano, francese e arabo e col cuore ingrossato quando i personaggi che “vi transitano” fanno parte della nostra contemporaneità, della nostra vita come “Stay uman” omaggio a Vittorio Arrigoni il cooperante ucciso a Gaza, la storia di Pippa Bacca, la performer uccisa in Turchia “Velo di sposa” o uno sguardo in tralice e speranzoso verso quella “primavere araba” immersa nel sangue e nelle faide “In fondo ai tuoi occhi”, tutte figure da non scordare mai.

E come sempre il bellissimo incontro tra strumenti occidentali e orientali, fremiti e poesia senza dogana che si confrontano nelle loro dimensioni, elettronica e tablas a ritmare soli e notti di una Mediterraneità senza confini, confini che i Radiodervish ci hanno sempre insegnato che non esistono, è tutta un’invenzione di chi vorrebbe ingabbiare pure i sogni o legare l’aria “Istambul”.

Un disco con una identità precisa negli anni, l’onestà e le sfumature d’agrumi in fiore.


Voto: ◆◆◆◇◇
Label: Sony

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