venerdì 5 aprile 2013

Albedo - Lezioni di Anatomia (Recensione)

I giorni di straordinario amore sono quelli trascorsi con la musica.
2 Aprile 2013. Gli Albedo ritornano con “Lezioni d’Anatomia”,  sezionando i pensieri in chirurgiche operazioni musicali, ricucendo le ferite con le parole, fasciandole con i suoni sul pentagramma, garze per i giorni con le sveglie stanche, di mattine tutte uguali.
La musica contro la noia, la musica contro la vita , per la vita.
Bisturi: il taglio è preciso. Nove tracce, un concept che percorre in un viaggio microscopico e meticoloso, l’interno del nostro corpo, come in quei cartoni animati che guardavamo da piccoli. Ma tutto è poesia, la comicità è messa da parte, la personificazione degli organi racconta di sistole e diastole, delle peristalsi e delle ansie, dei respiri affannosi durante le rincorse.

"Cuore": Nell’eterna lotta tra ragione e sentimento non c’è una risposta ed un vincitore, c’è il sentire, nel petto, di colpi di grancassa in incipit, esordio di una dichiarazione personale di consapevolezza. Pompare sangue diventa una funzione secondaria ma vitale, soprattutto lì dove c’è confusione, dramma, paura che ,un giorno, l’amore diventi un meccanico e accelerato circolo di plasma e globuli rossi, non più uno sguardo, non più un bacio ed un abbraccio.
"Dita": percezione tattile, “presa” di coscienza, tra l’umano e il bestiale, tra l’azione giusta e quella sbagliata, nella conquista delle terre così come d’uno spazio privato, oltre una porta in legno.  Un crescendo sonoro che si fonde con le parole e prepara solo ad ascoltare. Cosa? "Pance", "Occhi". Due strumentali. Il rock che sfuma, diventa un pop quasi elettronico, calmo, piatto, poi entusiasta e vivace. La visione è ampia, quella di un paesaggio fatto di muscoli, vene, arterie, ossa, tessuti su cui adagiarsi. Il corpo. Le persone. L’identità di ognuno. L’essenza. La materia.

In mezzo, alternandosi alle melodie: "Stomaco" (che deve “fare i conti”  con -"A day in the life"- dei Beatles) e "Polmoni". Cosa ci nutre davvero? Cosa manca? Cosa cerchiamo? Cosa ci riempie? La caccia alla felicità è estenuante, utopica. La rarità del bene, immaginata nei campi di poesia e nelle distese di bellezza è un sogno giusto quanto doloroso. Veleni, acidi, corrodono le idee positive nonostante rappresentino una soluzione all’inettitudine dettata dalla sofferenza.

Le chitarre sono decise, graffiano all’ascolto. C’è complicità tra il suono e il vissuto. C’è voglia di reazione, di digerire il male. E poi il respiro, la moda nel respiro, il nostro, che cambia ogni tanto (per citare un po’ Battisti). E tutto non si riduce all’amore, mica. L’affanno è quotidiano, col magone ad altezza dei bronchi, ostruiti dalle preoccupazioni, raffreddati dai gelidi inverni interiori, quelli che nemmeno l’estate riscalda.
Ci perdiamo per raggiungere gli altri, per star dietro a sguardi fugaci e felicità precarie, per prendere la mano ad una stabilità meschina che spesso ci mostra solo le spalle, non si fa sedurre, non si vive.
Ma quando recupereremo fiato, nell’attimo di quiete che sarà, la rinascita sarà migliore di ogni conquista, sarà personale, sarà guadagnata, come un posto di lavoro meritato, come una relazione costruita, una casa acquistata, un figlio nato. Come un disco comprato a metà prezzo o ricevuto in regalo, con la canzone migliore che risveglia i sensi, a palpebre abbassate e inspirazione di sollievo.

Riuscirci è difficile, facile è fallire, tentare è coraggioso, nonostante il coraggio, di questi tempi, mieta vittime.
E allora appropriamoci del dolore ("Fegato"), beviamo e brindiamo sulle rovine di ciò che fin’ora è stato, sulle illusioni e sulle disilluse azioni. Niente conta, se non le nostre scelte.
Il suono rallenta, ma è limpido. Gli strumenti sono complici.  Il disco, infatti, è registrato in presa diretta, opzione discussa ma a mio avviso opportuna per una produzione del genere, per un lavoro di questa portata. Ma ne ascoltate il peso? Qui c’è l’anima del musicista, ci sono Raniero, Gabriele, Luca e Ruggiero, ci siamo noi.

Il grande sasso che portiamo sulla "Schiena" ci ha addestrati al lavoro della vita, alla morte, alle passioni. Ci ha addestrati a cavarcela, a resistere fino a fine mese, con le tasche vuote e la testa piena.
I tasti d’un piano ci cullano in questo sonno di serenità curva, ripiegata su sé stessa come un neonato che esige protezione. Siamo bipedi che devono riscoprire la fiducia.

"Gambe": ultimo brano. Una chiusura “in piedi”, da atleta professionista, con coda strumentale d’autore.
La visione è rinascimentale. L’uomo, la sua (s)fortuna, il sacrificio e la fame. Insieme, al centro dell’universo distrutto dal potere e dal terrore, da una giustizia assente, dall’amarezza.

Un lavoro rivelazione, un disco intimo ed universale. E l’artwork a cura di Erbalupina: stupendo, essenziale ed incisivo. Stampe a cura di Legno, naturalmente.
A battezzare l’uscita, l’agguerrita neo-etichetta V4V in collaborazione con l’Inconsapevole Records.
Fatevi curare dalla musica degli Albedo. La terapia è qui.

Scarica qui gratuitamente il disco.

Voto: ◆◆◆◆◆
Label: V4v Records / Inconsapevole Records





0 comments:

Posta un commento

 
© 2011-2013 Stordisco_blog Theme Design by New WP Themes | Bloggerized by Lasantha - Premiumbloggertemplates.com | Questo blog non è una testata giornalistica Ÿ