lunedì 17 giugno 2013

Cani Di Diamante – Le Mie Creature (Recensione)

L’associazione mentale più immediata, quella che pare ti dia una scoppola vertiginosa sulla nuca è “un pugno di minuti di ineccepibile sensibilità verso la magnificenza del suono”, uno di quei dischi nuovi che paiono già storia, già nutrimento perfetto per menti affamate di buono. I Bergamaschi Cani Di Diamante – Ema Grazioli voce, Mauro Galbiati chitarre, Peo basso e Marco Riva batteria – tornano sul luogo del delitto sonoro con il nuovo disco “Le mie creature”, undici distillati amplificati che dominano subito l’intendimento uditivo, brani, ingredienti, teatralità e nervi saldi che vanno a modellare una sensibilità artistica coi carati, con gli zebedei tosti.


Non solo scatti elettrici, ma anche sfumature e alleanze timbriche che intrigano nella loro mescolanza bluastra, per quei sottilissimi fili di reminescenze prog-rock seventies col vizio immacolato di raccontare cose dentro e poco fuori che si avvitano a certe scene fiorentine anni Ottanta di stampo Litfibiane di primo pelo “Seta”, “Polvere”, “Angeli neri”, “Una parola” ma solo sensazioni, quando invece i dinamismi regolari e quadrati della ballad noir “L’addio”, i polsi chitarristici sincopati di “Rosso antico” che riesumano un Garbo rockettaro d’altri tempi o l’artificio pure rock di “Stratega”, palesano tutta la loro distanza dalle solite gesta modaiole che tanto hanno e danno da fare nei circuiti emergenti e dalle cromosonicità avanguardiste della sperimentazione. Qui si va sul sicuro, la cura degli arrangiamenti (ricordiamo che il disco è stato registrato in presa diretta) è assoluta, nessuna competizione di gruppo e strumento, ognuno la sua parte e i risultati non si dimenticano in poche ore.


Ottimo – nel giro di un ascolto soltanto – rock italiano, un disco da ascoltare ad alto volume mentre le gestazioni travagliate che transitano proprio in quel dato momento d’ascolto sono da rimandare indietro o al massimo di essere emarginate ad un tempaggio futuro per fare spazio alle melodie bluastre di questi Cani Di Diamante, incredibile intermezzo di poetica evolutiva messa a zeppa tra pulsione e carotaggi d’anima che poi non è altro che un loro semplice secondo lavoro discografico di fronte alla loro sconfinata espressività “Meglio così”.


Inimitabile.

Voto: ◆◆◆
Label: Ulula Records

1 comments:

Anonimo ha detto...

WOW...

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