mercoledì 16 aprile 2014

Disco Doom – Numerals (Recensione)

I Disco Doom sono un gruppo svizzero che l'estate scorsa mi sono beccato in apertura dei Built To Spill, eroi americani dell'alternative '90, devo ammettere che non me li cagai di striscio, mentre mangiavo patatine in lontananza sentivo suoni confusi, che, in diretta, non mi piacquero più di tanto.

Capita che ci ripassi, capita che te li ritrovi con il disco in uscita e cambia tutto. I Disco Doom dimostrano sin da subito da che mondo vengono e dove vogliono arrivare.

Ok lo aspettavamo in molti, ancora non sappiamo esattamente dove andrà a parare, ma i segnali sono evidenti, e ormai la porta sembra spalancata, Speedy Ortiz, Parquet Court negli USA, Yuck e Cheatahs In UK, I Clever Square qui da noi. Il revival '90 pare sia arrivato, e viva dio, basta post punk edulcorato e spogliato che mi sono rotto il cazzo.

Numerals, secondo disco del gruppo di Zurigo (zurich is tained) si apre con un pezzo in bilico tra psicadelia sixties e obliquità indie (si i Built To Spill), "Ex teenager" è un prologo interessante e che marca il territorio, subito dopo due strumentali, il primo “Zonk” di immediato rimando Pavementiano, e il secondo “fraction” d' atmosfera.
Il gioco comincia a farsi duro con la quarta traccia “Dead Eye” una robusta canzone perfettamente novanta che anche per la melodia del cantato porta alla mente i pezzi più tirati dei Grant Lee Buffalo, lasciando verso la fine una coda shoegaze apprezzabilissima. “Shannon” è nuovamente una ballata sghemba di scuola Pavementiana sposata con la malinconia di scuola Sparklehorse. "Window" è un altro strumentale lasciato al solo pianoforte, di impatto.

La bomba però scoppia con la traccia numero 7, “Rise & Bones” è il capolavoro del disco, una ballata che ricorda i modest mouse di "this is a long drive”e gli Smashing Pumpkins epici di “Mellon Collie”, un sunto perfetto, nessun riciclo, una rielaborazione, efficacissima.

Love 77” è un pezzo chitarristico iche approfondisce gli esperimenti di ricostruzione degli Yuck del primo disco, mentre “Fireplace” è una delicata ballata acustica che ricorda il Kurt Vile più pacato degli ultimi dischi (di quanto sia impregnata di classicità remmiana la musica di Vile non sto a ricordarlo). "Diamond Corner" è un'intermezzo strumentale lasciato alle tastiere, "Rock Yeah" è invece l'altro apice del disco, nella prima parte ancora rivolto verso le ballate dimesse di marca Sparklehorse (quanto ci manca?) mentre nella parte finale la voce lascia il posto ad un crescendo chitarristico epico di marca Built To Spill.

I Disco Doom si comiatano con un altro leggero strumentale pianistico. Un viaggio tra alte vette innevate e pianure bagnate dalla rugiada.

Ben tornati Novanta, mi siete mancati 

Voto: ◆◆◆
Label: Defer Records and (EU)/ Exploding in Sound (USA)

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