martedì 15 aprile 2014

Amanda Rogers - Wild (Recensione)

Look da fata dei boschi e voce ammaliante, così si presenta Amanda Rogers con questo suo Wild, un album che di selvaggio ha però solo il titolo. Ben legata ad un pop-folk col piano sempre in evidenza, Amanda raramente si lascia andare ad atmosfere grintose, preferendo arrangiamenti tranquilli su cui la sua voce solare si trova maggiormente a suo agio. Spinta da una vena compositiva particolarmente prolifica la cantautrice nativa di New York per questo suo nono album sforna addirittura la bellezza di venti pezzi, non riuscendo però nell'impresa (invero proibitiva) di mantenere uno standard qualitativo sempre alto.
Gli arrangiamenti più estrosi ed allegri sono sicuramente quelli che spiccano qualitativamente all'interno di Wild. La doppietta “Honey You'll Bee” e “More, More, More” ad esempio, fra i ritornelli canticchiabili e smaccatamente pop della prima a cui strofe dal ritmo ben più coinvolgente donano un'efficacia che contagia anche la seconda, dal piglio ancor più solare. Piacevoli, anche se ben più riflessive nelle atmosfere, anche la plumbea “Can't Stop” e “Light Sleeper”, uno dei rari momenti in cui Amanda butta nella mischia chitarre elettriche che restano comunque sullo sfondo, come succede anche nelle meno efficaci “10c Songbird” e “Sad Song” (paradossalmente tutt'altro che triste). Fin qui tutto bene, come dicevano anche ne "L'Odio di Kassovitz", ma come in quel film la situazione è destinata a cambiare.

Qualche arrangiamento gradevole ed una voce molto piacevole non bastano infatti a reggere il peso di un'opera così monumentale, in cui Amanda fa di tutto per garantire una buona varietà ma cadendo così in alcuni passi falsi: “Walking” e “Sweet Sleep”, quasi esclusivamente affidate a voce e piano, non hanno la carica emozionale necessaria a farsi ricordare, “And The Birds Will Sing” col suo lento incedere si fa presto soporifera (salvo regalare un buon finale che arriva purtroppo troppo tardi), “Ol' Bag Of Bones” ha una buona atmosfera ma crolla sotto il peso di una eccessiva ripetitività. L'impressione generale è che Amanda si trovi più a suo agio con le atmosfere allegre, a cui riesce a trasmettere il suo spirito solare, ma qualche sbandata capita anche in questi casi ed il country pop banale e nostalgic-patriottico di “The State I'm In” è lì a dimostrarlo. Il vero peccato capitale però la cantautrice statunitense lo commette proprio alla fine, con una versione soporifera ed evitabile di quella “Creep” che i Radiohead stessi ormai disconoscono e che forse (se siete deboli di cuore NON LEGGETE QUANTO C'E' SCRITTO DOPO LA CHIUSURA DELLE PARENTESI) addirittura Vasco Rossi ha saputo “omaggiare” (bestemmia) in maniera migliore.

Wild è uno di quegli album che vanno bene per gli sterminati panorami delle lunghissime higway degli Stati Uniti, intriso in certi momenti di quello spirito country che le radio dello Utah cercano di inculcarti a forza senza darti alternative (non passate tre giorni a girare in macchina quello stato senza dischi se non amate la quadriglia, fidatevi di chi c'è passato) ma capace di coinvolgere solo quando osa un po' di più e lascia indietro la tradizione per un minimo di sperimentazione all'acqua di rose. Amanda Rogers non voleva di certo sconvolgere il mondo della musica con questo doppio album, ma manca per larghi tratti anche l'obiettivo di coinvolgere coi suoi brani l'ascoltatore.

Voto: ◆◆◆◇
Label: Do It Together Records/ W//M Records



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