venerdì 10 aprile 2015

Il Vuoto Elettrico - Virale (Recensione)

Disco d'esordio per Il Vuoto Elettrico, gruppo bergamasco che prende il nome da un album dei Six Minute War Madness e che con Virale non fa niente per nascondere quali siano le coordinate musicali: noise ed una punta di post hardcore, fra la band che omaggiano nel nome e gente tipo gli One Dimensional Man, giusto per rimanere in ambito italico.
La title track si rivela niente più che un incipit strumentale (o meglio rumoristico), ma lascia presto spazio alla cattiveria delle chitarre ed alle urla di Paolo Topa che emergono da “Il Ruolo Del Perdono”. E' proprio il vocalist il lato più caratteristico della band, sia nel bene che nel male: alternativamente sommerso dagli strumenti mentre strepita o impegnato a declamare al di sopra degli stessi i suoi testi crudi e disagiati Paolo viaggia per l'album come una scheggia impazzita, simile nella sua isteria a quanto sentito nei 3 Fingers Guitar (licenziati sempre da DreaminGorilla) ma con la stessa tendenza ad un'esagerazione che a volte stona col sottofondo sonoro. Non convincono l'eccessiva vena recitativa che butta fuori in “Il Tuo Ego, Il Mio Crollo” (canzone dal piacevole sentore di Marlene Kuntz), la decisione di coprire eccessivamente le sue urla rabbiose in “Le Lacrime Di Dio” come di dare invece maggiori risalto a quelle meno convincenti che si appoggiano sulle note di “Cibolesbico” o “Il Labirinto Di Cani”...ma quando azzecca le parole è proprio la voce a risultare l'elemento in più in grado di dare risalto a brani come la cupa ed incalzante “Arianna Tace” (in cui la pecca è forse solo quella di limitarsi a ripetere le frasi come un mantra piuttosto che espandere l'interessante incipit) o “Asso Di Spade”, una storia di disperazione dai toni vagamente noir magistralmente veicolata dal sottofondo ossessivo che si sfoga nel finale in una esplosione noise di chitarre e synth impazziti: senza dubbio il brano migliore del lotto. Anche musicalmente vi sono luci ed ombre, visto che brani come “Il Ruolo Del Perdono” o “Le Lacrime Di Dio” non spiccano per fantasia creativa, ed esperimenti come le influenze post punk che permeano “Il Labirinto Di Cani” convincono solo a metà; meglio sicuramente il lento dipanarsi fra accelerazioni improvvise e parti di noise spinto della conclusiva “Jean”, ed un plauso va alla versione trasfigurata ed efficacissima di quella “Emilia Paranoica” resa più malevola ed inquietante di quanto il buon Ferretti non riuscisse a fare ormai 30 e passa anni fa (merito anche dell'aiuto vocale di Manuel Cristiano Rastaldi dei Zidima).

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando il noise ha cominciato a fare proseliti nella nostra penisola, ma tutta questa acqua non rende gli Il Vuoto Elettrico banali nella loro proposta: è la mancanza di una direzione coerente quella che spiazza, come se la band bergamasca avesse voluto provare tante soluzioni diverse nell'indecisione della direzione verso cui puntare. Rimangono impressi alcuni episodi folgoranti, quelli da cui mi auguro ripartano per un nuovo capitolo meno ondivago e, almeno vocalmente, meno afflitto da eccessi di protagonismo spesso poco efficaci. Un plauso infine alla cover del disco, inquietante ed affascinante allo stesso tempo.


Label: DreaminGorilla

Voto: ◆◆◆◇◇







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