sabato 5 febbraio 2011

Nicolas Jaar - Space is Only Noise (Recensione)

Spegnete le luci, accendete una candela, proiettate qualche immagine su una parete e mettete su questo disco. Il tempo rallenta. La distanza tra la propria essenza e il tutto sembra affievolirsi. Nicolas Jaar, l'enfant prodige in bilico tra il piano di Satie e la sua “Musique d'Ameublement” e l'elettronica minimale degna del cocktail bar più cool. Un percorso sognante ben orchestrato che può trasportarti ovunque la mente sia predisposta ad andare. Echi malinconici aleggiano nella stanza, accordi di piano prima lontani, poi vicini. Già dall'apertura, con “Être” sembra di trovarsi sulla cima di una scogliera. Quasi si riesce ad udire le onde al tramonto infrangersi delicatamente sulle rocce. Con “Colomb” il sole è già tramontato. “Too Many Kids Finding Rain in The Dust”, col cantato in penombra e violini fantasmagorici, introduce l'oscurità prossima ad avvinghiarci . In “Keep Me There”, il piano rinforza il beat house e siamo già approdati in una sorta di anticamera spaziale in cui le stelle si muovono veloci sopra la nostra testa. Con “Balance Her in Between Yours Eyes” perdiamo quota e siamo nei cieli islandesi immersi nell'aurora boreale. Voci che arrivano da tutte le parti, basso e beat ben ritmati; mentre scorre “Space is Only Noise if You Can See” nel suo crescendo di intensità e concentrazione, siamo trascinati via, alla deriva di una corrente che, come dice anche il titolo della track, ci fa capire che lo spazio è solo caos. E poi all'improvviso, subito dopo, la luce delle stelle ci appare filtrata dall'acqua dell'oceano, “Almost feel” ci ha portato in acque animate da creature colorate che ci guizzano di fianco. “Balance Her in Between Your Eyes” ci fa sprofondare negli abissi ed è una sirena ad ammaliarci col suo canto. La risalita comincia. Siamo quasi al termine del viaggio. Posseduti dall'ascolto di “Variations”, ipnotizzati dalla voce, dal ritmo, dagli arpeggi di chitarra e gli stoppati. E saliamo velocemente fino ad arrestarci con “^tre “, che riprende il brano d'apertura col quale abbiamo iniziato il nostro viaggio. Pochi secondi dalla fine il piano si ammutolisce e cala il silenzio.

Apro gli occhi e sono di nuovo nella stanza. La candela ancora lì a bruciare e dar luce all'oscurità. Adesso capisco. Lo spazio intorno a noi è confusione e la nostra mente può liberarcene grazie ad ascolti come questo. Non sono molto ferrato nell'ambito dell'elettronica, mi sforzerò di dare un voto a questo disco. Prendete ciò che ho scritto più come un'esperienza personale che come una recensione e dopo aver testato anche voi, ritenetevi pure liberi di dare un giudizio...



Label: Circus Company

Voto:



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