venerdì 25 marzo 2011

La Fonderie - Downtown Babele (Recensione)

"Milano, ironia, punk, canzoni d'amore, fastidio, cartoni giappo, sirene, sesso, cinismo e ingenuità, astrazione, boom boom, ansia, indie ma non "Indie", melodia..."


Questi gli ingredienti nel carniere. I La Fonderie nascono appena due anni fa nei pressi del Naviglio milanese, alle spalle una storia molto intensa di idee e palchi solcati. Sono Bruno Vespa, Sgarbi e tutti gli altri esponenti del trash televisivo, in"Cosa guardi in tv", primo singolo a passare sui nostri schermi (ma cosa guardiamo in tv ?!) ad aprire la strada a queste undici tracce. Sinceramente nell'intro vocale di questa ho pensato di trovarmi di fronte ad un featuring di Benvegnù. Ma le similitudini si fermano qui o perlomeno se ne potrebbero trovare delle altre (come nella ministriana "Giorni da vendere") ma a noi non interessa. Il rock è rock e quando un disco suona così bene e parla di cose interessanti, non è importante quali rimandi vi si scorgano all'interno. E moriremo con un "Falafell" in mano. ("Chilometri si alza il vento e noi immobili. Chilometri. Tutto passa e noi immobili. Tutto passerà...") Brani folli come "Ipnopolizia" con le chitarre a "lampeggiare" contengono una moltitudine di elementi sonori e incastri di genere: sirene, melodie, riverberi, feedback, isteria, funk, screamo. Un calderone incredibile. "Tutto il tempo che mi dai", nel suo innalzarsi su echi di chitarra e soli di sax, è una traccia pop intensa e profonda con molto da trasmettere e suscitare. ("Hai mai pensato di nascondere tra le mani delle lucciole per poi accorgerti semmai che l'amore non ha un limite ? E tutto il tempo che mi dai, mi sembran lacrime...")
"Autostrade" percorse di notte, illuminate da lampioni dismessi. ("L'orizzonte l'ho passato già. Una porta aperta sulla strada...") e "Intanto passa una notte" malinconica, ferale e struggente ("Con una parola ho complicato tutto. Dicendoti ti amo e poi fingendomi distratto. Il tempo di un amore si misura in lacrime, graffi e dolore. Dietro a ogni sorriso c'è sempre quel dolore una fiamma accanto brucia scandendo quelle ore. Ma intanto passa la notte senza ridere...Dentro te ho perso l'anima..."). Un disco dalla doppia faccia. Vi è una separazione piuttosto netta dei contenuti e delle sensazioni suscitate. Se nella prima metà la sfrontatezza e l'energia del rock attanagliano, dopo la sesta traccia assistiamo ad un susseguirsi di canzoni d'amore notturne e permeate da attente analisi testuali, emotivamente poetiche e malinconiche. I la Fonderie non hanno pretese. Non fanno nulla di eccelso o rivoluzionario ma di certo non annoiano e meritano una chance. L'intrattenimento dei momenti più rabbiosi e muscolari è scalzato in seguito dalla riflessione portata dall'ottimo songwriting scandito dai splendidi intrecci vocali. Un disco autoprodotto atipico nella sua strutturazione e nell'insieme veramente ben riuscito e interessante.

Label: Autoproduzione

Voto:

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