giovedì 26 maggio 2011

Manetti! - S.t. (Recensione)

Manetti!: da notare il punto esclamativo alla fine che pare ci tengano, anche perchè potrebbe esprimere appieno come vi sentirete dopo aver ascoltato questo disco.

I Manetti! vengono dal lago di Como ed appaiono come un enorme recipiente di idee e stili riversati in modo spontaneo e fulminante in musica. Dopo l'esordio per Subcasotto del 2007, otto tracce per lo più strumentali che si stanziavano sull'ormai inflazionato filone del post-rock, decidono di svoltare e fare le cose per bene. Per questo vengono notati da Barnaba Ponchielli che li adotta nella sua Sangue Disken. Il risultato sono questi undici brani, frutto di passioni e ascolti maturati dalla band nella loro crescita, che ha portato i tre lombardi, Andrea (voce-chitarra) , Simon Pietro (chitarra) e Claudio (batteria), a trovare definitivamente la propria strada e il loro personale approccio alla musica. I Manetti! compiono la grande impresa di riuscire a riversare nei loro brani tutte quelle sonorità degli anni passati (sopratutto i nineties), spesso citandole anche nei titoli dei brani o nei testi, riuscendo a farle proprie, reinventandole in modo particolareggiato e distintivo. L'idea che danno i Manetti! è quella di tre ragazzi che prendono gli strumenti in mano e senza pensarci neanche un minuto si danno ad una jam forsennata, le canzoni già in testa e nasce il disco. Non che questa idea sia sinonimo di scarsa qualità o poca ricercatezza, anzi è fonte di plauso e pregio della band l'apparire sempre spontanea e totalmente sincera nel proporci la loro musica. Il basso nel disco è suonato da Enrico Molteni dei T.A.R.M. che nel primo disco neanche lo avevano il basso. I Manetti! dicono che questa loro prova è dettata dall'esigenza di descrivere l'esistenza del singolo annoiato di qualsiasi città, come fosse protagonista di un film irripetibile e unico chiamato vita. Chiaramente non lo dicono in modo così smielato, però sento di condividere pienamente questo concetto. C'è un forte contrasto tra l'allegria e la voglia di divertirsi dei Manetti! e le sensazioni notturne, sempre velate d'amarezza e oscurità, dell'intero disco. Non so se sia romanticismo, emotività o altro ma sicuramente siamo davanti ad una band con una forte componente empatica che personalmente merita e ha tutte le carte in regola per far parlare molto di sé in futuro. Mi ero scordato di dire che in questo disco i Manetti! cantano e lo fanno in inglese. La prima canzone si chiama come il famoso romanzo di Irvine Welsh da cui è stato tratto il film di Danny Boyle. “Trainspotting” apre in modo malinconico ma energico l'album. Punto di forza le texture armoniche delle chitarre dissonanti e un ritornello micidialmente efficace. Segue il singolo, fin dal titolo permeato da quel citazionismo pop del quale parlavo precedentemente, “You and I and The Screaming Trees”. Un brano morbido, emotivo, che mostra un lato delicato della band, suscitando sensazioni da collage rock. “Rock'n Roll Nite” è un' altra canzone azzeccatissima che già dal primo ascolto prende stanza nella nostra testa e si pone come una via di mezzo di certo alternative rock americano di fine anni '80 e i Cure di Robert Smith. Con “A.M. Summer Trio” sembra di incamminarsi per strade buie, in notti senza luna, le quali uniche luci appaiono quelle dei lampioni che contornano la via. Un andamento cantilenante e sonnabolico che affoga sul finale in rumorismi e voci spettrali. “Surfers” è la prima traccia strumentale di questo disco, caratterizzata da chitarre sbilenche e arpeggi alla Slint. Segue “Hey! Henry Winkler” un tappeto new wave sui quali si dispongono composti e ripetitivi i soliti arpeggi e un cantato mantrico. “John Play Special” è la seconda traccia strumentale, una marcia incorniciata da chitarre mariachi e un'ottima sezione ritmica a fare da perfetto collante. Nel primo disco vi era una bellissima canzone. Si chiamava “Giardini”. E ora la ritroviamo con il nome di “Giardini is Back”. Probabilmente il momento più alto, per quanto riguarda la sfera emozionale, dell'intero album. Una traccia slow core che lascia trapelare a più riprese attimi di silenzio catartico, in quella che è una ballad greve ed intensa che mira fin dall'inizio alla crescita strumentale, nello giungere ad un esplosione annunciata e mai avvenuta che ci lascia soli in compagnia di noi stessi. “Grunge is Dead” è sicuramente la più straniante, giocata su sensazioni e sonorità contrastanti. Dal funky al noise passando per echi e vortici chitarristici e un ottimo basso distorto che ben ne delinea le dinamiche. “Dark!” tiene testa alle aspettative del titolo ed è la traccia più ferale e buia dell'album. Un inno alla notte “tonight...tonight” come dicevano anche gli Smashing Pumpkins ma qui siamo in vena d' ispirazione post rock seppur catalogare i Manetti! porta sempre un enorme sforzo più per la limitazione che si va ad imporre che per l'ardire. Chiude “Loopstation”, anch'essa strumentale e giocata sulla reiterazione di un unico riff di chitarra, appunto, in loop.

I Manetti! non hanno la pretesa di portare alcuna rivoluzione sostanziale. Suonano per sé stessi e hanno le canzoni, quelle con la “C” maiuscola. Un disco di undici brani che ti scivola addosso, restandoti contemporaneamente attaccato, è una cosa ben rara e difficile da realizzare. Manetti! è una delle cose più belle e interessanti ascoltate ultimamente, riassunto di musicalità “giuste”, di cui è difficile non andar matti. Una passione smisurata, istintiva e carnale che rende questo (ri)esordio qualcosa di davvero notevole e che spero possa incontrare l'appoggio e il piacere di un vasto pubblico.

Label: Sangue Disken

Voto:◆◆◆◆◆

Leggi l'intervista ai Manetti! qui

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