martedì 3 maggio 2011

Psychovox - La Scelta (Recensione)

La scelta c’è dove c’è confusione.

Per la mente che vede con
chiarezza non c’è necessità di
scelta, c’è azione.
Penso che molti problemi
scaturiscano dal dire che siamo
liberi di scegliere,
che la scelta significa libertà.
Al contrario, io direi che la scelta
significa una mente confusa,
e perciò non libera.

(Jiddu Krishnamurti)

Sono queste le parole che troviamo sul retro del libretto de “La Scelta”. Non potrebbero essere più appropriati, i pensieri di un filosofo apolide, la cui unica scelta fu quella di non scegliere, di non appartenere a nessuna religione, organizzazione o nazionalità...

Qualche anno fa vidi un video su un noto canale musicale. Erano gli Psychovox, un power trio dell'industrializzata brianza. Il loro singolo “Sicilia”, mostrava paesaggi passare rapidi durante la corsa di un treno, continuando con inquadratura dall'ottima fotografia che ben descrivevano le atmosfere della canzone. Mi colpì all'istante. Essendo uno studente fuori sede, mi capita spesso di viaggiare in treno. Tra la noia e la malinconia portati da un viaggio di svariate ore, è il paesaggio che sferza veloce fuori dal vetro, ciò che capita più spesso di osservare. Molte volte ho pensato, cuffiette alle orecchie, quanto può essere suggestivo osservare lo scorrere delle campagne, delle stazioni, delle città, fino all'arrivo a destinazione. Un'ottima idea per un videoclip, pensavo, quella di riprendere un veicolo in movimento che mostri l'ambiente circostante scivolare via. Proprio per questo rimasi, positivamente colpito da “Sicilia”...

Ora sono qui per parlarvi dell'ultimo lavoro di Laura Spada (voce e basso), Mauro Giletto (batteria) e Francesco Carbone (chitarra), l'attuale formazione degli Psychovox. “La Scelta” è un disco antropomorfo. L'uomo al centro di tutto, nelle sue scelte, nella sua ricerca di fede, di un divino tangibile, la presa coscienza del bene, del male, dell'angoscia che sfocia nell'astrazione mentale, l'allontanamento da una lucidità impostaci dalla società in cui viviamo. Un album che pone domande attraverso il cantato di Laura immerso in atmosfere psych-rock. Facilmente si individuano le influenze del trio di certo rock alternativo italiano (Verdena, Afterhours) Gli Psychovox, però, vanno oltre, e imbastiscono un loro personalissimo stile, suggestivo, quasi laicamente religioso. I titoli di questo disco, sviluppati secondo il concept dell'opera, appaiono all'istante appropriati alle musiche e suggestivi. Si inizia con l'oscura e nebbiosa “Occhi Secolari” (“Seduti, distratti, protetti dalla sicurezza e la comodità barattiamo false promesse con la coscienza e la dignità con la lucidità...Abbiamo occhi secolari, loro sanno, guardano la verità...”). La successiva “Caino” è un'ottima traccia stoner nella quale si affacciano chitarre alla QOTSA. Parla della solitudine dell'uomo dinnanzi al suo dio, un dio che incatena l'essere umano ad un destino, dal quale cerca di fuggire. Segue “L'Ultimo Giorno” (forse una delle più verdeniane) la fine dell'esistenza, come termine ultimo della sofferenza, della schiavitù data dallo scorrere del tempo. Più si va avanti più si resta avvinghiati in un abisso nel quale l'uomo continua a sprofondare attirato da una gravità che fa precipitare inesorabilmente verso il fondo. Precisamente a metà, troviamo ”Preghiera”, nella quale ci si trova a riversare le proprie incertezze, dubbi e angosce direttamente nel confronto diretto col divino, attraverso l'invocazione. (“Che cosa devo fare? Che cosa devo fare signore? Che cosa devo fare per essere migliore?...Che cosa devo capire prima dell'ultimo respiro? Che cosa signore ?...”) “Jabura” è senz'ombra di dubbio la più straniante e sperimentale, la quale vanta la collaborazione di Alberto Mangili (Juda). Subito dopo abbiamo l'incontro con “Il Divino”. La tentazione del male, dalla quale possiamo salvarci ascoltando il divino che vi è in ognuno di noi e affidandoci solo a noi stessi, privi di preconcetti e false illusioni. In “Baobab” siamo in preda all'immaginazione, incubi incarnati dalle “azioni prigioniere del buon senso” che spesso ci distaccano dall'esser noi stessi.“In Fondo al Pozzo” ci fa precipitare nell'oscurità fino all' ”Addio”, con i suoi oltre sette minuti viranti verso certo post rock. (forse complice la collaborazione precedente di Laura con i Juda ?) Un'ottima conclusione a lasciarci in un religioso silenzio di riflessione.

“La Scelta” è un concept magistrale, i cui unici punti deboli sono da ricercare nella successione troppo lineare del sound della band, spesso statico di traccia in traccia che potrebbe far risultare l'ascolto a tratti pesante e ripetitivo. C'è da dire però che gli Psychovox hanno registrato da soli, senza avvalersi di alcuna produzione o etichetta, un' ottima prova, oscura, riflessiva, nata esclusivamente dalla propria “scelta” artistica, cosa più che apprezzabile, soprattutto quando il messaggio portato è qualcosa di così profondo e ben elaborato.

Label: Autoproduzione

Voto: ◆◆◆◇◇+

3 comments:

denny ha detto...

artisticamente canzone stupenda anche se lontana dai miei gusti, conoscevo già la cit. di J. Krishnamurti, indiano.. e la trovo geniale e come concetto fuori dagli schemi perchè reversibile.. cioè non per forza libertà di scegliere significa bene.. naturalmente dipende dai punti di vista, diversi dai miei.. ma penso che non sia mai tanto importante la qualità dell idea, tutti sono capaci di averne delle buone, ma piuttosto la convinzione con cui la si porta avanti.. lui lo fa divinamente.. e tu con questo commento altrettanto, è uno spettacolo da leggere, sul serio.. la cosa interessante quanto difficile è come riesci ad abbreviare i concetti senza annoiare mantenendoli pungenti.. colpiscono!

Michele Montagano ha detto...

Grazie ma il merito è solo della band io scrivo solo quello che vuole comunicare il gruppo...
Saluti M.M.

Michele Montagano ha detto...

Mi correggo. Quello che penso voglia comunicare la band

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