domenica 31 luglio 2011

The Horrors - Skying (Recensione)

I The Horrors approdano al terzo disco, quello della maturità si dice, più in forma che mai, giungendo così alla fine di quel percorso di evoluzione graduale che in solo tre album li colloca tra i grandi della scena internazionale e sicuramente di quella inglese come testimoniato dalla quinta posizione all'interno delle chart britanniche.

Lasciatisi alle spalle quel look creepy citazione piuttosto lampante dei Fuzztones, dopo un esordio, Strange House, a metà degli anni '00 e contemporaneo dell'ondata che vi fu in quel periodo di band capisaldi ormai della scena inglese come Kasabian, Arctic Monkeys e Kaiser Chiefs, l'album dei cinque dell'Essex solcava la scena solo marginalmente, restando nascosto in quell'angolino nel quale si era fieri del proprio essere "diversi"e andando ad alimentare l'interesse degli addetti ai lavori per quella sorta di revival garage punk dagli eccessi psichedelici e dark wave. Dopo soli due anni fu la volta di Primary Colors, nel quale i The Horrors mostravano di che pasta eran fatti e di quanta musica, durante il loro percorso artistico, fosse stata masticata. Le capigliature singolari, il cerone e pantaloni attillati, andavano alleggerendosi e via via sciamando, e l'album approdava a sonorità più dilatate e shoegazing, immerse in ambienti new wave e andando a citare apertamente band come My Bloody Valentine, Jesus and Mary Chain, Bauhaus, Joy Division. Messo il punto della situazione, questo loro terzo lavoro Skying, fin dalla copertina dai colori accesi segna la svolta e il distacco dal passato oscuro degli "Orrori". Dieci tracce nelle quali lo stile compositivo della wave di Faris Badwan e soci, si apre a ad un elevato standard qualitativo, nella ricercatezza di determinate architetture sonore, ben pensate e costruite. Un disco etereo e sognante, sospeso sempre più in alto in un cielo così distante dai cimiteri Edgar Allan Poelliani di Strange House. Skying va a tessere delle trame molto più pop e sontuose dei suoi predecessori, dalle atmosfere dense e con un sottofondo di malinconia onnipresente. Già dall'opening di "Changing the Rain" siamo dalle parti dei Simple Minds con quel disincantato incedere tra andamenti morfinosi e altresì così orecchiabili. "I Can See Through You" ci riporta in zona shoegaze con i suoi riverberi e muri di dilatazioni sovrastati dalle tastiere e da un cantato sunto del meglio degli eighties che la rende un perfetto intermezzo da colonna sonora. Un posto d'eccellenza spetta a "Endless Blue" con le sue trame d'alta atmosfera e di grande impatto sensoriale che, passando da un caldo e lento temperamento ad un' energica sferzata sonica, resta una delle parentesi più memorabili dell'album, nella quale la band si scatena dando il meglio di sè. Il primo singolo ad anticipare l'uscita dell'album, "Still Life" appare quasi come un brano degli U2 spinto dalle parti dei Verve di Richard Ashcroft andando a ricalcare, seppur in modo marginale, i passi di quel capolavoro che fu Bitter Sweet Symphony. "Monica Gems" torna ad aggredire sin dall'intro con le sue chitarre sferraglianti, ricordandoci che gli Orrori un tempo erano ben più malvagi e dal ghigno sinistro, anche se in questo caso il brano si inclina verso atmosfere malinconiche ed un cantato di pura tradizione new wave, continuando a mantenere allo stesso tempo quel piglio pop e orecchiabile che contraddistingue Skying. Tra similitudini e vertiginose citazioni, si inseriscono brani spettacolari e decisamente convincenti come "Moving Further Away" con i suoi oltre otto minuti di synth liquidi e la conclusiva "Oceans Burning" che volteggia leggiadra e prolissa anch'essa, verso umori dream pop.

Un terzo capitolo che si chiude funambolico e incantevole, a testimonianza di quanto i The Horrors siano maturati. Un disco che la band ha assemblato e prodotto secondo le proprie esigenze e nel quale vi è una gran sensibilità artistica che emergendo a più riprese conferma quanto il quintetto inglese sia riuscito a proseguire per la propria strada senza ripetersi o banalizzarsi nel proprio viaggio attraverso il meglio della musica anni '80.

Label: XL Recordings

Voto:

1 comments:

ettore lucertola ha detto...

sarà ma a me mi, sembra troppo monocorde rimanendo sul vago, tergiversando in attesa dell'ultima traccia, da dare in pasto alla nme di turno

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