domenica 4 settembre 2011

Ladytron - Gravity the seducer (Recensione)

Gli anni '80 hanno visto la nascita di una grande moltitudine di generi, elettronici e non. Uno di questi è il synth pop, un genere ultimamente caduto un po in disuso, per via della difficoltà nel trovare gruppi che riuscissero ad evolvere un genere considerato così retrò. Obiettivamente i critici musicali non hanno tutti i torti, e anche i Ladytron, band inglese ma di origini giapponesi, bulgare e inglesi, fa parte della schiera dei revivalisti. Nonostante questo, la band, formata da due cantanti donne Mira Aroyo e Helen Marnie e da due tastieristi / programmers Daniel Hunt e Reuben Wu, getta un ventaglio di novità. Alfieri della sperimentazione anche in un campo in cui essa è solitamente molto limitata, e giunti al quinto disco, i quattro presentano una elevata maturità e soprattutto una idea di songwriting che travalica i generi, suonando sempre diversa, da traccia a traccia, non risultando mai banale, pescando comunque sempre nello spirito della sperimentazione ottantiana. Si potrebbe definirli in molti modi, ma le loro canzoni potrebbero farlo molto meglio...e allora White Elephant, l'opener, unisce una struttura tastieristica un poco ampollosa alla voce dolce ed eterea delle cantanti che ricordano il catalogo della 4AD, gruppi come i Dead Can Dance. Mirage presenta la loro anima più pop, sempre influenzata da un mood particolare basato sulle grandi ritmiche tastieristiche, al contrario di un minimalismo compositivo più tipico dei Depeche Mode. White gold presenta un altro lato della loro composizione, più influenzato dalla new wave degli anni '80. Ace of hearts riporta i binari su un pop a tratti mieloso, ma di sicuro successo, si tratta infatti del primo singolo estratto. Ritual è un intermezzo strumentale che accentua l'influenza avuta da parte del rock, mostrandoci una struttura più dura e un sound vagamente di derivazione punk, sempre comunque applicato al genere del synth - pop. Moon palace è uno dei pezzi migliori, chiaramente influenzato dalla darkwave anni '80, un incrocio tra i migliori Cocteau Twins e i primi Bauhaus. Altitude blues cambia ulteriormente il discorso, rileggendo i padri della musica elettronica, i Kraftwerk, costruendo un paesaggio da colonna sonora che ricorda The robots e anche la stessa Autobahn. Ambulances riprende, seppure con un mood differente, il discorso già affrontato in White Gold, con una maggiore accentuazione pop - oriented. Melting ice colpisce per il suo trovarsi a metà strada tra l'ottica punk e quella synth pop direttamente mediata dal sound new wave, ed è uno dei migliori pezzi per il sottoscritto. Transparent days è un'altra strumentale, dal sapore vagamente pop ma più influenzata dal genere neoclassico, un'altra influenza importante nella loro musica. 90 degrees si colloca tra due fuochi, il synth - pop più commerciale unito ad un mood lievemente oscuro. Aces high è una rivisitazione strumentale di Aces of hearts, un riempitivo che forse vuole omaggiare quel Construction time again, terzo album dei Depeche Mode, che negli anni '80 utilizzò lo stesso accorgimento. In definitiva si tratta di un ottimo album di uno dei gruppi più importanti per il genere oggi. Ciò che li rende differenti dai Depeche Mode (di oggi) e dai maestri Pet Shop Boys è il loro orientamento più volutamente serio, nella musica come nelle liriche, e più influenzato da una certa musica più cupa.

Voto: ◆◆◆◆◇
Label: Nettwerk



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