mercoledì 24 agosto 2011

The Wonder Years – Suburbia I’ve given you all and now I’m nothing (Recensione)

Ma c’è una label alternativa nel nostro sistema mondo che produca una quantità maggiore di dischi ben sopra la media? Si, c’è, l’Americana Hopeless Rec, un cosmo a parte dove la maggior parte dei di-sadattati moderni che si fanno eroi per portare ancora sulle spalle la “via crucis” del punk , di-sadattati che, dopo aver scritto non meno di 600 canzoni al mese, ne scelgono le otto o dieci più belle o che possano macinare sguinze civettuole e pupe ingellate, e ci fanno almeno un disco a trimestre.

Inquilina di questa label è anche la band di Philadelphia The Wonder Years, baldi giovincelli che giunti al terzo giro discografico, non smettono di farsi piacere nonostante che il loro pop-punk da palinsesto tunes sia lo stesso e fottutamente identico a migliaia d’altri epigoni che risalgono le chine in ogni dove; Suburbia I’ve given you all and I’m nothing è il disco cosiddetto “carino”, i suoni che girano all’interno sono la solita misticanza di nuggets, cori che urlano tare incomprensibili, suoni sporchi, strafighe melodie da cuori infranti, spirito punk-college e prurigini surfing, praticamente niente che non sia stato inventato, eppure è un disco che tira forte nel farsi sentire e a non farti fare più nulla di quello che avevi programmato di fare.

Il sestetto suona forte e dolce, nulla di intellettualmente scritto, solamente quella carica tra lo sfigato/spensierato che gravita tra fuzz di chitarre in esaurimento nervoso e giugulari arrossate all’inverosimile oppure cianotiche tra lo smielato in amore e spennato su ballatone acustiche/elettriche da accendino acceso “I’ve given you all”, “Hoodie Weather”; ma è la forza della gioventù sonica che prende molta aria vitale anche dalle rifrazioni della BayArea Americana, quella tutta denti bianchi al Clorodont e al chewingum vitaminizzato, la forza salutista e figacciona che apre il loud su effervescenze ultrascattanti alla Pennywise, Lagwagon, The Offspring o Guttermouth Woke up older”, “My life as a pigeon”, “Coffe eyes” o “And now I’m nothing”, regno incontrastato di doppie pedaliere e i classici “tre accordi” del punk che impazziscono a ritta e a manca.

Tre chitarre e quattro voci per urlare o sibilare gli inni della loro fase fisica contingente, una dinamica roboante d’insieme ben customerizzata che produce buoni effetti ed un ascolto adrenalinico come pochi; è ovvio che la canzone hit è ancora da ricercare nel mezzo della tracklist, ma quello cui si tiene a sfoggiare di questo piccolo registrato è la rara semplicità che è adoperata, da parte di giovani punkers lontani dalla spocchia, per stuzzicare i grandi richiami della storia musicale, e questo già da sola vale tutto il disco credetemi!

Voto: ◆◆◆◆◇
Label: Hopeless Record


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